“Almanacco cucina italiana si mangia e beve futurista. Lo devono sapere tutti”. Tra enogastronomia e futurismo, l’imperdibile libro di Aschieri, quattro chiacchiere con l’autrice

 

Di Claudia Siano

Raffaella Ascheri, originaria di Cagliari, dietista, consulente per la ristorazione sostenibile, studiosa del Futurismo, occupata nella formazione di cuochi e barman, unisce oggi le due grandi passioni della sua vita in un libro stravagante e imperdibile edito Giuseppe De Nicola editore. Almanacco cucina italiana si mangia e beve futurista. Lo devono sapere tutti è il titolo della sua opera fresca di uscita. In occasione di ciò, l’autrice ha risposto ad alcune domande inevitabili per chiunque nutra una passione per il settore enogastronomico e le sue sfumature meno conosciute o una curiosità per un titolo ambizioso e memorabile.

Raffaella, il suo libro arriva diretto, il messaggio e il suo linguaggio sono chiari sin dal titolo. È qualcosa in più di un saggio sulla cucina e sulle tradizioni, le innova ma le conserva anche. Insomma, ha un’anima forte e pretende di farsi sentire, cosa vuole raccontare? E ⁠come mai hai scelto proprio il Futurismo come periodo storico, cosa vuol evidenziare?
Ovviamente non è stato un caso. Come professione da oltre vent’anni mi occupo di nutrizione e alimentazione in settori diversi come la dietetica in ambito sanitario, la formazione in corsi mirati al raggiungimento della qualifica di cuochi, barman e operatori mense e poi, infine, l’altra mia grande passione: lo studio dell’Avanguardia, tutta italiana: il Futurismo, ideato dal genio creativo di Filippo Tommaso Marinetti nel 1909. Si tratta di un grande movimento culturale rivoluzionario che si è occupato molto anche di cucina e ristorazione già dagli anni ‘20 del secolo scorso. Successivamente, con il manifesto della cucina futurista, ha lanciato idee e intenti che solo oggi sono divenuti la nostra quotidianità perché all’epoca venivano ritenute “follie enogastronomiche.” Un esempio? Il risotto all’arancia, che oggi viene considerato una tipologia di pietanza da menù di nicchia, fu una loro invenzione. Negli anni Trenta non era neanche immaginabile aggiungere la frutta all’interno di un primo piatto, per una questione di tradizione. Eppure, nessuno lo sa ed è necessario raccontarlo. Oppure la paninoteca. Oggi, milioni di italiani consumano durante la pausa pranzo un panino ben farcito, ma nessuno sa che i futuristi furono i primi a intravedere in questo segmento gastronomico degli spazi ristorativi e un’alimentazione da metropoli per uomini e donne che lavorano e hanno fretta.

Il libro concilia mondi diversi e ci racconta quanto un semplice atto quotidiano possa essere un connubio di emozioni, di impegno e di passioni. Qual è la novità che maggiormente pullula tra le pagine?
Le novità sono tante. La prima, come racconta uno degli autori che ha partecipato allo studio, l’antropologa Alessandra Guigoni, è che la cucina non può stare ferma. Si trasforma di continuo. Basti pensare che nelle cucine di ristoranti e case non c’ è più il fuoco ma le piastre. Dopo secoli in cui il fuoco è stato protagonista, lo abbiamo visto spegnersi per i fuochi a induzione. E questo è un cambiamento epocale che incide sul gusto enormemente per quanto se ne dica. I Futuristi furono i primi, ben cento anni fa ormai, a rivisitare la cucina, gli spazi e i tempi di preparazione, promuovendo le prime forme di robotica per cucinare e sveltire il lavoro.
Ma, soprattutto, quando oggi sentiamo parlare di un evento enogastronomico immersivo e sensoriale, nessuno sa che questi due concetti risalgono proprio alla corrente futurista. I Futuristi avevano già compreso il fatto che la cucina dovesse essere, oltre che uno strumento per sopravvivere, un fatto totale, che coinvolgesse tutti i cinque sensi. A casa ma soprattutto al ristorante. Ecco, quindi possiamo affermare che non abbiamo inventato nulla. Stiamo solo mettendo in pratica idee vecchie di oltre cento anni.
I Futuristi, secondo la mia visione, hanno avuto modo di incidere sulla dietetica. Nel saggio racconto come e quando è stata rivelata la Dieta Mediterranea e in che modo la divulgazione del futurismo nel mondo, (Guido Andrea Pautasso nel suo capitolo racconta proprio la diffusione enogastronomica del futurismo a livello globale) ha sicuramente condizionato la codificazione della piramide alimentare più famosa del mondo. Vi faccio anche notare che la figura geometrica nelle arti visive più utilizzata dai futuristi è proprio il prisma.

⁠A chi vuol parlare? Che lettore ha immaginato per quest’opera?
Un pubblico molto ampio fra chef, cuochi, barman, nutrizionisti, amanti della cucina salutare (nell’Almanacco propongo un ricettario eubiotico) e ovviamente anche per appassionati dell’arte futurista e dell’Avanguardia nel complesso.

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