Ripartiamo da Rabat, capitale del libro e dell’editoria 2026

 

Di Claudia Siano

Tutti sanno che esiste una capitale della cultura, tutti sanno che esiste una parola dell’anno, ma non tutti sono a conoscenza del fatto che esista una capitale del libro e dell’editoria. E udite udite, quest’anno tocca a Rabat, in Marocco. Tocca chiederci il perché, è qualcosa che non ha forse abbastanza importanza nel contesto mondiale e sociale? O forse certe notizie non le reputiamo indispensabili da condividere, da far sentire rispetto ad altre? Eppure, si tratta di qualcosa che riguarda tutti noi, riguarda la costruzione della nostra storia contemporanea di mondo, dove le prospettive dialogano e si fermano per lottare per un settore che non può morire, quello dell’editoria e del libro. È politica pura, è sociale, è cultura. La città, designata capitale mondiale del libro 2026, ha presentato la trentunesima fiera SIEL dal 1 al 10 maggio 2026. Non è un’informazione da ignorare ma da accogliere, in quanto, contiene al suo interno una serie di importanti e doverose riflessioni. È la vittoria dell’editoria per ragazzi, per l’accesso universale della cultura, di una cultura che sia in grado di promuovere accessibilità, abbattendo ogni barriera. Rabat quest’anno rappresenta il trionfo della varietà linguistica, delle storie che si mescolano per riconoscersi e per distinguersi. Ospite d’eccezione nella capitale marocchina è stata chiaramente la bandiera francese, ma non solo. Tanta Europa, tanti rappresentanti del comitato consultivo UNESCO, tanto mondo, tanti temi. Rabat aveva tanto da offrire e non ha deluso le aspettative, da questo evento si può ripartire più consapevoli di quanto bene faccia leggere. Si tratta di capire che una città può diventare un simbolo di speranza, di resistenza, di luce e di ripartenza. Ripartiamo da Rabat, ripartiamo dai libri, dalle storie che ci tramandano, dall’umanità che sente urgenza di farsi raccontare e soprattutto di far incontrare le vite lontane nel tempo e soprattutto nello spazio.

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