Intervista a Carlo Luglio. Un ponte tra animali e uomini. Il regista racconta il cardellino come metafora esistenziale della vita di un uomo
Di Claudia Siano
Durante la seconda giornata del Festival degli Animali in Giallo, ideato e diretto da Anita Curci, è stato proiettato il film Il ladro di cardellini di Carlo Luglio, uscito nel 2021. Presente il regista e sceneggiatore il 7 febbraio al Museo della Pietrasanta.
Carlo, perché importante riproporre
Il ladro di cardellini qui oggi al Festival degli Animali?
Il film col Covid uscì nel 2021 ed ebbe una circuitazione un po’ disastrosa perché disastrata, perché col covid si potevano fare soltanto delle serate e qualche festival, ma sempre a porte chiuse, quindi andammo a Montecarlo. Era l’unico film italiano in concorso nel festival della commedia e vinse Nando Paone come migliore attore e quindi a me fa sempre piacere dopo cinque anni rivederlo. Quando Anita mi ha invitato per questo festival che appunto raccontava attraverso le storie un po’ thriller vite legate agli animali, quindi tra uomini e animali, mi è sembrato ottimo questo spunto.
Rispetto alla trama del film,
parliamo di un protagonista che di professione è una guardia forestale, si
ritrova indebitata e inizialmente cerca di risollevare la sua situazione
economica svendendo un cardellino. Perché la scelta di questo animale?
Nando Paone incarna un esponente della Guardia di Finanza che viene licenziato perché ha rubato un cardellino e l’ha venduto di stramacchio e quindi finisce licenziato, e a casa, per assecondare i capricci della figlia, si associa alla banda di cardellari, interpretata da Ernesto Mathieux, Pino Mauro, Gigi De Luca, Tonino Taiuti. Diventa anche lui un ladro di cardellini insieme a loro. In realtà, poi, questa metafora del cardellino fu scritta per raccontare questo uomo che è un po’ tutti noi, imprigionato in una gabbia e quindi solo nel finale, quando riuscirà a compiere il colpo, e poi dopo, con un pizzico di follia, libererà tutti questi cardellini. Spoileriamo ma non fa niente, è come se quest’uomo liberasse anche se stesso da tutte le prigioni che ha di vita privata e di vita sociale.
Non vediamo soltanto cardellini,
proprio durante la proiezione del film ho notato la presenza di tanti animali,
ho visto galline, pappagalli, c’è tutta una simbologia dietro. A tal proposito
volevo chiederti il rapporto tra animali e cinema.
In questo film oltre ai cardellini ci sono anche i colombi. Vengono liberate le colombe alle comunioni, ai battesimi, diventa un momento folcloristico e anche pittoresco insomma. Ci sono tanti tipi di volatili in questo film. Il rapporto tra cinema e animali è consolidato, ovviamente noi conosciamo più ciò che ha a che fare con i cani, con gli orsi, anche con dei rapaci. Ricordiamo un film di Ken Loach, Kes, dove si parla della storia di questo bambino che si lega indissolubilmente a un falco, il quale diventa il suo unico amico, con cui riesce a evadere dalle angherie di una vita difficile nella periferia britannica degli anni ’70.
Quanto è importante per Carlo
Luglio un festival che racconta gli animali?
Molto importante, se pensiamo che in Italia vivono con noi più animali domestici che persone, ci sono milioni di animali domestici, tra gatti, cani, uccelli. Auguro lunga vita a questo festival.
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