“Ventimila specie (o quasi) sotto il mare” di Andrea Bonifazi. La “sbanalizzazione” del banale al Festival degli Animali in Giallo 2026
Di Claudia Siano
In occasione della seconda tappa
del Festival degli Animali in Giallo 2026 alla sua prima edizione, ideato e
diretto da Anita Curci, è venuto a trovarci Andrea Bonifazi, ecologo, dottore
di ricerca in Ecologia marina e divulgatore naturalista, il quale ha tenuto un
panel al Museo della Pietrasanta il 7 febbraio intitolato “Ventimila specie
misteriose nel Mediterraneo”, traendo spunto dal suo ultimo libro Ventimila
specie (o quasi) sotto il mare, edito da Sperling & Kupfer.
Andrea, il tuo libro richiama sin
dal titolo il romanzo di Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari, qual
è il legame tra il tuo libro e il romanzo di Verne? Da dove nasce questa
connessione?
Il titolo ovviamente trae
ispirazione da Verne, ci sono però alcune differenze. Per prima cosa, il mio
libro è “sotto il mare” e non “sotto i mari” in quanto io mi riferisco solo al
Mar Mediterraneo perché ho cercato di dare risalto al Mare Nostrum, a qualcosa
che spesso non consideriamo abbastanza, soprattutto in ambito educativo.
Pensiamo alle fragilità marine del Mediterraneo, ad altri mari magari pensiamo in
un secondo momento. Il titolo del mio libro è riferito al fatto che nel Mar
Mediterraneo abbiamo circa diciassettemila specie censite attualmente,
considerando che ci sono tante specie che ancora devono essere descritte. Considerando
che le nuove specie che stanno arrivando, ovvero le cosiddette specie aliene,
direi che in Mediterraneo abbiamo quasi ventimila specie.
Il tuo libro non possiamo definirlo
un romanzo, non possiamo definirlo un saggio, allora cos’è?
Non è un romanzo, non è un saggio,
non è un testo narrativo, è un po’ tutte queste cose messe insieme perché il
libro vuole essere una sorta di viaggio che va dalle dune e arriva agli abissi,
però lo fa in maniera molto pop. Si tratta di un libro che racconta anche per
chi non è del settore, ci sono riferimenti scientifici, esiste una letteratura,
c’è una bibliografia alla fine del testo, ma il tutto è fatto in salsa pop. Ci
sono riferimenti a serie TV, a cartoni animati, a canzoni che mi hanno aiutato
a spiegare al meglio alcuni adattamenti un po’ particolari degli animali o
comunque delle varie specie anche vegetali di cui parlo nel libro.
Anche durante il panel tenuto al
Museo della Pietrasanta, in occasione del Festival, hai raccontato che quando
parli di tutte queste specie marine, che sono tante e sono complesse da
spiegare, il tuo obiettivo è quello di “sbanalizzare il banale”, come avviene
questo processo?
Esatto, il fil-rouge del libro e
anche di tutta la mia attività divulgativa è proprio la
“sbanalizzazione” del banale perché molto spesso si tende a non considerare
quegli animali che pensiamo essere comuni soltanto perché siamo abituati a
vederli più spesso. Non ci interroghiamo abbastanza su quegli animali, quindi
cerco di raccontarli da un altro punto di vista perché magari quella specie che
vediamo frequentemente passeggiando in spiaggia, facendo snorkeling, in
pescheria, la consideriamo così banale da non meritare attenzione, invece
magari nasconde un adattamento particolare, un comportamento strano. Una specie
si riproduce in un modo inusuale, un’altra mangia in una maniera straordinaria…
Insomma, cerco di rendere meno banale quello che pensiamo lo sia e che nella
realtà non ha assolutamente nulla di veramente banale.
Affronti una serie di tematiche
importanti, alle quali hai anche accennato adesso, tra cui quella della
questione delle specie aliene, a tal proposito volevo chiederti, qual è il tema
che ti ha spinto maggiormente, qual è la sfida che volevi affrontare?
Devo dire che quando mi è stato
proposto il libro dalla casa editrice, loro volevano un testo che parlasse più
di riscaldamento climatico e delle varie problematiche legate a ciò, io ho
voluto stravolgere un po’ il messaggio. Ho voluto parlare di ciò che c’è di
bello nel Mar Mediterraneo, delle meraviglie che abbiamo sotto casa senza
mettere la cosiddetta polvere sotto al tappeto, quindi i problemi li tratto, le
specie aliene, l’inquinamento e il riscaldamento climatico ci sono. Il mio
libro però non vuole essere un testo allarmistico, vuol essere un testo positivo;
quindi, io ti faccio vedere ciò che c’è di realmente bello, ciò che c’è di
affascinante, però anche, eventualmente, la problematica accessoria che può
mettere a repentaglio quella cosa bella di cui ti ho parlato.
Quanto è importante per Andrea
Bonifazi un festival che racconti gli animali a Napoli o più generalmente in
città?
Lo ritengo molto importante, ho sentito qualche altro panel in cui si è parlato di vari animali particolari e quindi è importante perché rende più consapevoli del territorio. Molte di queste specie che ho visto che sono state trattate sono presenti a Napoli ma anche in altre città. Io vengo da Roma, ho visto il panel sugli uccelli di Rosario Balestrieri estremamente interessante, parlava di specie animali che anche nelle grandi città sono comuni. Quindi, a parer mio, è un festival che si potrebbe tranquillamente replicare, ovviamente anche in altre città e che riesce a rendere più consapevoli di ciò che abbiamo intorno e che tendiamo a sottovalutare e non ci soffermiamo sul suo fascino.
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