Di
Alessandra Sigillo
La chianca è la quarta indagine del Capitano Mariani, un titolo che evoca sangue e realtà poiché nell’idioma locale indica “La macelleria”. L’autore torna indietro nel tempo, precisamente negli anni ’90 nel Vesuviano in un club privé dove camorra e mala dell’Est gestiscono un traffico di carne umana. Le donne non sono persone, ma schiave del sesso, costrette a subire il destino di merce deperibile in vendita al miglior offerente, per l’appunto un’immensa Chianca di esistenze e di speranze illuse.
Il capitano Mariani, è il vero centro della storia, non è il classico investigatore invincibile, ma un personaggio costruito su fragilità e un grande senso del dovere, un uomo che porta il peso delle scelte e delle conseguenze che esse portano. Un protagonista non idealizzato, ma credibile e umano; anche se qui si troverà in un contesto particolarmente duro dove le regole non bastano e le istituzioni mostrano i loro limiti e contraddizioni.
Come scrive l’autore: «Sono molte, le realtà. Quella che hai in testa. Quella fuori di te. Quella che vorresti immaginare. E quella che gli altri ti costruiscono intorno. Quella che si materializza ogni giorno, quando la tua si fonda con quella degli altri. Quella che ti soffoca. Quelle che ognuno immagina del passato, del futuro».
Dunque, cosa aspettarsi da questo romanzo? Sicuramente una storia corale, piena di tensione e colpi di scena, eppure sempre radicata in dinamiche realistiche.
La scrittura di Taranto è cruda, vera, influenzata dalla sua esperienza nel giornalismo investigativo e soprattutto ricca di linguaggi diversi: dialetto napoletano, linguaggio sia burocratico sia colloquiale, che gli attribuiscono una grande autenticità.
La chianca è più di un semplice giallo, è un noir articolato che affronta temi pesanti, oltre al mistero c’è una forte componente sociale e etica; un thriller investigativo intenso e impegnato che unisce tensione narrativa e denuncia.
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