Pesci intelligenti e profondità marine: il mondo animale zeppo di fenomeni insoliti ai nostri occhi, al punto da farci dubitare della loro esistenza

 

Di Fabio Gaudiosi

Nella nostra vita, siamo abituati a vivere il concetto di stranezza quasi quotidianamente, interfacciandoci con fenomeni che ci appaiono diversi dalla percezione di normalità a cui siamo avvezzi. Eppure, l’esperienza insegna che dietro gli atteggiamenti più insoliti si nascondano le ragioni più misteriose e come spesso questi derivino dai motivi più disparati. Addirittura, se viste da questa prospettiva, in alcuni casi tali soluzioni appaiono estremamente ingegnose, trasformandosi ai nostri occhi da bizzarre a geniali. Come si è avuto modo di apprendere nel corso della prima edizione del Festival degli Animali in Giallo, il mondo animale risulta essere zeppo di fenomeni insoliti ai nostri occhi, al punto tale da farci dubitare in alcuni casi della loro esistenza. Eppure, come sostiene il proverbio, spesso la realtà riesce a superare persino la più fervida immaginazione, mettendoci dinanzi alla bellezza incontenibile della biodiversità. Tra le varie specie che si distinguono per essersi adattate alla sopravvivenza in modi più originali, non si possono non citare alcuni dei pesci più bizzarri di cui siamo a conoscenza. Questi hanno assunto le caratteristiche più disparate per adattarsi alle diverse tipologie di fondali marini che abitano, acquisendo caratteristiche uniche che in realtà si sono rivelate decisive nel percorso evolutivo.

Si pensi ad esempio al pesce luna, una creatura di significative dimensioni di origini tropicali. Questa specie vanta un colore estremamente affascinante che, combinato alla forma tondeggiante, lo rende simile al nostro satellite. Eppure, sembra quasi che la natura si sia dimenticata di finirlo, lasciandolo con una testa enorme e praticamente senza coda: questa forma insolita risulta essere in realtà una soluzione estremamente ingegnosa per un pesce che è abituato a vivere in superficie nel mare aperto, garantendosi una propulsione verticale che gli permette quasi di volare sottacqua. Ciò che è ancora più affascinante è come esso non sia solo accostato alla Luna, essendo definito dagli anglosassoni anche come sunfish, per la sua tendenza a esporsi alla luce solare per accelerare il metabolismo.

Come ci si può poi dimenticare del pesce balestra Picasso, che prende il nome dall’artista proprio per i suoi colori accesi e le sue forme quasi “cubiste”. Eppure il suo aspetto, degno delle più note gallerie d’arte, rappresenta un supporto decisivo per garantirsi la sopravvivenza, consentendogli di riuscire a mimetizzarsi facilmente nei fondali dei mari tropicali, rendendone complessa la cattura per i suoi predatori. Inoltre, la sua peculiarità sta anche nella capacità di attivare un meccanismo di difesa che gli consente di rifugiarsi tra le rocce e alzare la spina superiore come se fosse il grilletto di una balestra, rendendo così impossibile riuscire a tirarlo fuori dal nascondiglio. Inoltre, questa specie risulta essere estremamente territoriale, tanto da mordere ogniqualvolta percepisca una minaccia avvicinarsi al proprio nido. Per tale ragione ha acquisito una bocca estremamente pronunciata, che ha indotto gli hawaiani a chiamarlo Humuhumunukunukuapua’a (che significa “pesce col muso da maiale”).

Come non citare poi il pesce pappagallo, che prende il nome dalla peculiare forma della bocca, che ricorda molto il becco degli uccelli e che è in realtà il risultato della fusione di centinaia di minuscoli denti densamente affastellati l’uno all’altro. Questi sono così duri che il pesce pappagallo può mordere e frantumare persino il carbonato di calcio (ovvero lo scheletro dei coralli) senza rompersene neppure uno. O il re di aringhe, una specie abissale che può raggiungere fino agli undici metri di lunghezza, ricordando le più antiche mitologie dei serpenti marini. E, se doveste trovarvelo davanti, tenetevi ben lontani dal pesce leone, il vero e proprio esteta letale delle barriere coralline, il narcisista armato di un potente veleno che inietta con le diciotto pinne dorsali di cui è dotato e che ricordano la criniera di un leone. Infatti, la sua peculiare varietà di colori spaventa persino i potenziali predatori, soprattutto dopo il suo recente arrivo nei mari del Mediterraneo (con delle significative conseguenze rispetto alla biodiversità).

Tali specie di pesci, come molte altre, ci colpiscono per la loro unicità e peculiarità. Eppure, non scopriamo oggi quanto la natura sia affascinante, con le mille sfaccettature a cui ci abitua. I suoi colori, le sue mille diversità, rendono il mondo che ci circonda un mosaico da scoprire tassello dopo tassello, lasciandoci pervadere dalla meraviglia di ciò che ci circonda. 

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