La complessità del reale attraverso l’eterno conflitto tra bene e male nel nuovo thriller di Francesco Galardo, “L’algoritmo del male”
Di Claudia
Siano
Francesco
Galardo economista e dottore commercialista, già autore di racconti e romanzi e
vincitore di numerosi premi letterari, è da aprile 2026 in libreria con
L’algoritmo del male, edito da Homo Scrivens edizioni. Il thriller è un
universo, innanzitutto perché all’interno di esso si trova tutto ciò che la
vita sta diventando, un algoritmo che sfugge al controllo umano. Non è un libro
che mira alla ricostruzione di un caso, non richiede al lettore questo, ciò non
significa che non richieda impegno, al contrario. Lo sforzo che il lettore deve
scegliere di fare è molto più complesso, deve guardarsi dentro, mettere tutto
in dubbio, persino ciò che ha raccontato Giovanni Santoro in Default, di
cui L’algoritmo del male è il sequel. Qui non esiste punto di vista
univoco, la storia la fanno occhi diversi, ed è questa la chiave di questo
secondo thriller, ci racconta che la verità a volte va cercata da più parti,
che la realtà è più complessa di quanto due occhi e il proprio bagaglio
personale possa far comprendere. E talvolta, lo stesso racconto può prendere
pieghe completamente diverse, in base a chi ce lo racconta, in base alle
proprie emozioni, in relazione al proprio vissuto, ai momenti che si
affrontano, una volta posti dinanzi alla propria inevitabile limitatezza.
Giovanni Santoro però non compare nelle prime pagine, sarà ancora vivo? La
figlia Maria è cresciuta e indovinate, è diventata ingegnere informatico e
lavora in un bunker segreto di Brooklyn, costretta a decriptare codici, a
interpretare passi biblici, a confrontarsi con qualcosa di più grande di lei,
con qualcosa che non ha scelto, con un destino inevitabile, frutto di due
generazioni. Tra cospirazioni politiche, enigmi mondiali, il mondo al collasso,
la storia che si ripete uguale e diversa, Maria si trova sola contro il mondo,
costretta a non potersi fidare di nessuno, costretta a vestire dei panni che
non ha scelto ma di un sangue di cui paga il prezzo ogni giorno, quasi un
«virus» genetico, in quella sete di capire sempre cosa c’è dietro. La ragazzina
che abbiamo conosciuto in Default è diventata una donna intelligente
realizzata e coraggiosa, costretta a domandarsi se il padre sia stato un eroe o
un fallito che ha abbandonato ogni cosa per inseguire la sua ossessione.
Galardo non si ferma nei meandri della sua storia, rievoca l’importanza della
memoria, scrive l’autore, «la memoria è disciplina. Va incisa nella carne ancor
prima che nella mente». Sì perché L’algoritmo del male insegna due cose,
in primis che i dubbi sopravvivono alla morte, e non è detto che la verità
riesca a venire a galla, il mistero del libro sta proprio nello scontro
dell’umanità con l’ignoto, e poi che la distinzione tra bene e male non è
sempre così netta, ciò che è bene per una persona può non esserlo per l’altra.
Ed è tutto lì, nella testa delle persone, nelle proprie scelte, nelle proprie
sfide, ma anche in quello che, prima di nascere qualcuno ha deciso per noi.
L’autore dice: «L’algoritmo del male lo chiamavano loro. L’algoritmo della
libertà, come l’aveva concepito lui». Questo thriller è il trionfo della
relatività, della soggettività, vince l’individuo al cospetto del come e perché
è venuto al mondo, ma non riesce a vincere al cospetto della società, da soli
non basta, insieme si può cambiare.
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