“Lontano da casa: un’indagine di Jack Rubino”. Un detective esperto e irruente da New York a Wapiti, l’imperdibile romanzo di Andrea Raguzzino
Di Claudia Siano
Una
scenografia in grado di richiamare i migliori film americani, e un detective
vestito Armani nel pieno della campagna di Wapiti, immerso improvvisamente tra
cowboy, stivali e camicette colorate, non fa fatica a riempire la scena, quasi
alla pari di un attore degno di un Oscar. L’autore Andrea Raguzzino nel suo
romanzo intitolato Lontano da casa (Jack Edizioni) fornisce gli strumenti per entrare in
un film con l’immaginazione, senza immagini, solo attraverso l’arte della sua
scrittura, permette al lettore di seguire la storia attraverso gli occhi di
Jack Rubino, un investigatore privato italo-americano proveniente da New York.
Un uomo saccente, audace, impetuoso, impaziente e scontroso, ma ha anche dei
difetti. Al centro di tutto, un delitto; è morto uno sbirro di nome Jhon
Benton, uno di quelli che vengono stimati per una carriera intera, un angelo,
un uomo dai valori integerrimi. Si sa chi ha compiuto l’omicidio, sin da
subito, il ragazzino che Jack è chiamato a supportare, insieme all’avvocato
Carol Hatway. L’avvocata è una donna in grado di affrontare ogni sfida le si
presenti davanti, fiera della sua efficacia, fiduciosa della sua preparazione,
coraggiosa al punto di sfidare persino un giudice durante il processo,
combattiva da non arrendersi, nemmeno quando è chiamata a difendere qualcuno
che lei stessa rinchiuderebbe in carcere a vita, e lo difende bene, è il suo
lavoro, vive per quello, costi quel che costi. In questo romanzo sia Carol che
Jack combattono, qualche volta tra di loro, qualche volta contro gli ostacoli
della vita, qualche altra contro i propri limiti, oppure contro chi si mette a
sfidarli. Entrambi accomunati da forte determinazione, polso fermo e spinti
dalla passione per il proprio lavoro, uniti dalla ricerca di una risposta
quanto più vicina a quanto è accaduto, perché
non siano mai i ruoli che ricoprono gli uomini a definirli come persone, ma
solo i loro comportamenti. Raguzzino ci insegna a leggere tra le righe che
non sempre è tutto come sembra, che gli errori peggiori sono quelli che si
reiterano nel tempo, come quelli di O’ Rourke. Eppure, c’è qualcos’altro che
non permette di alzare gli occhi dal libro, la dinamica, gli attori in scena al
momento del misfatto, le controparti, la scrittura movimentata e ascendente
dello scrittore, travolge come fa un tornado che divora chi si trova intorno
ogni secondo di più. Tifiamo per Carol, diventiamo Carol anche se a volte
esagera, anche se è fuori dalle righe. Adoriamo l’arroganza e l’irruenza di
Jack inspiegabilmente, anche quando non sa comportarsi, quasi il lettore spera
che rinsavisca al più presto, poi finalmente si calma e respira anche chi
legge. Non credo esista vittoria più grande per uno scrittore che riuscire a
far entrare in sintonia i lettori con dei personaggi ricchi di difetti, mai
perfetti anzi, dovremmo giudicarli e invece li sosteniamo, ci identifichiamo,
li supportiamo. Questo e tanto altro permette di assaporare il romanzo.
Dialoghi scorrevoli, personaggi che divorano la scena colorandola di vita,
anche semplice, come quella di storie d’amore serene, quelle che ormai pochi
libri raccontano, e delle quali c’è davvero bisogno, oppure di quelle storie
che potrebbero nascere ed è in quel condizionale che si nasconde la magia più
grande.
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