Rosario Balestrieri sugli animali “del terrore”: “Mi sono chiesto perché Hitchcock ha usato determinate specie e non altre. Sabato 7 febbraio al festival degli animali svelerò l’identikit degli esseri che ci inquietano”.
Di
Claudia Siano
In occasione della seconda tappa del Festival degli animali in Giallo ideato e diretto da Anita Curci, è venuto a trovarci Rosario Balestrieri, ornitologo e divulgatore, il quale terrà un panel intitolato Identikit degli uccelli del terrore sabato 7 febbraio 2026 al Museo della Pietrasanta a Napoli alle ore 14. Balestrieri ha spiegato perché il suo panel è un’occasione da non perdere, perché ha scelto di parlare di uccelli e da cosa nasce la sua passione per questi animali.
Rosario,
cosa c’entrano gli uccelli con la letteratura gialla, esiste un fil-rouge?
Sì,
ho cercato di mettere insieme tutti gli elementi per raccontarlo. Sono partito
dall’assunto che, nel mondo, esistono diecimila specie diverse di uccelli
descritte dalla scienza e che pochi dei lettori di gialli o dei cultori della cinematografia
gialla conoscono. Nella maggior parte di questi libri e di questi film vengono
attenzionate e utilizzate sempre le stesse specie, circa quindici ma non si
arriva a venti. Quindi, ho cercato di raccontare, di mettere insieme quelle che
sono le caratteristiche comuni di questi uccelli. Mi sono chiesto il perché Hitchcock abbia usato determinate specie e non
altre. Nel panel del 7 febbraio racconterò quali sono gli elementi comuni, insomma,
l’identikit secondo cui maggiormente ci inquietano e perché lo fanno.
Inizierò il mio intervento con un focus sull’ornitofobia, ovvero la paura degli
uccelli, in quanto, almeno in Europa, nonostante non esista nessuna specie che
sia minimamente pericolosa per l’essere umano, alcune persone soltanto se
vedono un piccione troppo vicino hanno una paura atavica, per cui cercherò di
spiegare nel panel quali sono gli elementi che inducono timore verso gli
uccelli.
Ti
sei interrogato anche sul comportamento di questi animali, a tal proposito
volevo chiederti perché hai scelto proprio di approfondire i volatili?
Io
sono sempre stato appassionatissimo di animali e di evoluzione; infatti, andavo
benissimo in scienze a scuola, era la mia materia preferita, sin da bambino
volevo fare lo zoologo. Questa passione è stata coltivata anche grazie a mio
padre che portava spesso animali domestici in casa perché avevamo il giardino,
oppure, essendo un cacciatore, portava questi uccelli morti a casa. Io, da
bambino, mi sentivo triste nel vederli morti. Così, ho innanzitutto indagato su
che uccelli fossero, gli aprivo le ali, guardavo da vicino le penne, cercavo di
capire come erano fatti. Cercavo di capire quali specie fossero gli animali che
vedevo all’interno dei libri che mi venivano regalati a Natale. Spesso si
trattava di volumi che comprendevano animali dalla A alla Z, erano dei libri
molto generici, per cui gli uccelli europei erano scarsamente rappresentati.
Raramente trovavo quella specie che cercavo e rimaneva in me il dubbio nel tentativo
di identificare quella specie correttamente. Altra cosa, secondo me importante,
nella mia crescita e nel mio percorso anche professionale, sono stato uno di
quei bambini che provava un senso di riscatto rispetto ai danni che secondo me
aveva fatto mio padre. Ho iniziato a fare volontariato in un centro di recupero
chiamato “Fauna selvatica” all’età di quindici anni, parliamo del ’98.
A
questo punto non posso che chiederti cosa ti hanno insegnato questi animali?
Gli
animali mi hanno insegnato che il mondo intorno a noi è
meraviglioso e inesplorato. Insomma, abbiamo il dovere di conoscerlo meglio e
di tutelarlo.
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