Vecchie napoletane come Miss Marple. E se in una di loro si nascondesse una detective?

 

 


Di Francesca Corato

 

Una donna anziana, nubile, che vive in solitudine in un paesino di provincia. Sembra che godi di una salute fragile ma è solo apparenza. Il suo aspetto è innocuo e rispettabile. Nei pomeriggi, ama lavorare a maglia e guardarsi intorno per intuire cose che gli altri non notano, dettagli di un evento quotidiano comune o, quando accade, di un vero e proprio crimine. Questa è la cornice che inquadra Miss Jane Marple, personaggio di spicco uscito fuori dalla penna di Agatha Christie, di cui quest’anno ricorrono i 50 anni dalla morte.

Quando una scrittrice comincia a scrivere si ispira alla realtà e Agatha per definire Miss Marple ha osservato una sua vecchia zia e la comitiva di amiche. Queste donne anziane sapevano tutto di tutti e quasi sempre avevano ragione. Motivo della loro sicurezza era la spietata lucidità, la pignoleria con la quale osservavano il vicinato. Una banda di pettegole, per i più distratti; donne che non hanno molto da fare e magari puoi vederle spesso alla finestra, nascoste dietro alle tende, affacciate al balcone che salutano chi alza la testa come se nulla fosse, come se si trovassero lì per caso. Può apparire azzardato il paragone, ma la Marple non sembra diversa da una vecchia napoletana che vive tra cicalecci e caffè.

Se si immaginano queste figure tra i vicoli polverosi di Napoli, elette giudici di ogni fatto, testimoni di ogni spostamento in macchina o a piedi, non appaiono molto distanti dalla famosa detective di St. Mary Mead. Certo, le vecchie di Napoli non si ritrovano nel mezzo di omicidi così tanto spesso — e per fortuna — ma chissà se in un basso di un quartiere residenziale, magari ubicato nel cuore della città, tra schiamazzi e folklore, si nasconda una detective insospettabile.

Quale sarebbe il suo metodo di analisi dei fatti? Intuitivo e umano, seguito da un modo di fare modesto e strategico, le addosserebbero un infondato velo di ingenuità e incapacità e a un certo punto sorprenderebbe tutti, persino la polizia. E anche i temi corrisponderebbero perfettamente: svelerebbe l’ipocrisia sociale, i crimini domestici compiuti da famiglie rispettabili scatenati da gelosia, eredità, risentimenti; porterebbe a galla i crudi effetti di una violenza silenziosa.

Le vecchie napoletane sono spinte da un’estrema curiosità, forse risulterebbero più ingombranti di Miss Marple se si pensa al carattere sulle righe che distingue l’identità mediterranea. Potrebbero essere madri, nonne, e non solo zitelle. Anche la vicina insospettabile, vedova e con i gatti, o la signora che si lamenta di non riuscire a salire le scale e chiede il braccio ai più giovani per arrivare al pianerottolo e intanto lei, nella sua bolla di innocenza, studia, immagina e sa. La caparbietà e sfacciataggine di queste donne come si può mettere da parte? Arrivano con i loro vecchi grembiuli a fiori, le pantofole ai piedi e non vedono l’ora di offriti il caffè perché cercano compagnia. Amano i momenti di baldoria, in realtà, perché possono vedere più cose insieme.

Non che ci sia da aspettarsi una bacheca del crimine nascosta in salotto, ma movimenti semplici e diretti. Alla fine c’è da chiedersi chissà come avrebbe reagito Miss Marple davanti a una vecchia napoletana. Chi l’avrebbe avuta vinta? A Napoli poi c’è così tanto da raccontare, i fatti si susseguono come i minuti su un orologio. Dunque, non bisogna mai sottovalutare una vecchietta sola. Questo è uno dei messaggi della Christie, ed è anche il nostro. Se ci guardiamo intorno potremmo scoprire una testa bianca e ordinata che ci spia da dietro un vetro. Quindi attenzione a ciò che facciamo e soprattutto che ognuno si comporti bene!

 

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