Cristina Biolcati, “Una sciarpa blu cobalto”, quando il giallo risveglia una quotidianità fatta d’indifferenza in una società complice
Di Claudia Siano
Cristina Biolcati, scrittrice di numerosi titoli, oggi autrice di Una sciarpa blu cobalto, Golem Edizioni, alla sua prima edizione febbraio 2026. Accostarsi a leggere un libro oggi presuppone una certa pazienza, richiede gentilezza e delicatezza, un riguardo nei confronti del mondo che lo scrittore ha deciso di consegnare in mano a chi avrà coraggio, tempo e modo di leggere. Il libro di Cristina Biolcati non la presuppone necessariamente, perché anche se non ci si accosta con tale accortezza, si diventa grati alla scrittrice, si entra pagina dopo pagina in punta di piedi, mentre intorno all’immaginazione del lettore si disvela un intricato groviglio, fatto di vittime, di tanto sangue, ma di immensa umanità. L’umanità di cui parlo si trova nelle parole scelte dall’autrice, nel modo in cui il lettore viene accolto nella storia, delicatamente, senza fare rumore, senza spaventi, senza scene improvvise, senza sorprese, senza sussulti. Potrebbe sembrare negativo per certi aspetti, e invece non lo è, è l’eccezione oggi non fare uso di analessi e prolessi, o di non optare per un prologo in medias res. Biolcati con una penna semplice, cristallina e lineare riesce a offrire un mondo vivo, quello della narrazione quotidiana di una squadra investigativa di Padova, che diventa un qualsiasi luogo lavorativo, come ne esistono tanti altri, dove regnano le gerarchie, le antipatie, le giornate no, litigi, ma anche i riti. Il libro, nelle sue centosettanta pagine, disegna uno spaccato variegato di tipi umani e di tematiche attuali. La protagonista è un’ispettrice di nome Bianca Damiani, quarantasei anni, una donna spesso agitata a furia di moka, tormentata da una serie di preoccupazioni, non è il classico ispettore tutto d’un pezzo, viene delusa continuamente, eppure questo la rende in grado di sentire ogni cosa profondamente, le rende possibile sbagliare, ma anche di saper chiedere scusa e di perdonare. Certo, Bianca prova a non deludere, almeno la sua squadra, talvolta si chiude a riccio nel suo lavoro, dal quale anche si fa coinvolgere emotivamente. Bianca soffre perché sente sulla pelle la cattiveria del mondo, le ingiustizie che vuole combattere. Al centro di tutto un caso ricco di insidie, un palazzo ricco di persone particolari, tutte possibilmente coinvolte e un’arma del delitto alquanto particolare, la sciarpa blu cobalto che conferisce nome al giallo. Nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio consente di aggiungere un pezzo al puzzle alla squadra e insieme ad essa, al lettore. Oltre al caso, gravitano nel libro tante microstorie, che permettono delle riflessioni importanti, come la solitudine e la malattia e i rischi che comporta in vecchiaia tale binomio, la malattia della società moderna legata al consumismo annebbiata dalle apparenze oppure la dipendenza dai social e le difficoltà affrontate da tanti ragazzi nel riuscire a comprendere la differenza tra bene e male, tra giusto e sbagliato, a furia di distrazioni, a furia di informazioni indistinte, a furia di facilitazioni. I rapporti anche sono complessi, nulla è lasciato all’idillio in questo libro, la sorella di Bianca si chiama Vanessa, e non è facile da gestire, non ascolta, è impulsiva, è molto diversa dalla protagonista, eppure sono legate da un bene che non lascia spazio ad esitazioni in caso di pericoli e difficoltà, come quei rapporti che, pur imperfetti, nel bene o nel male, fanno parte del proprio DNA.
Insomma, in Una sciarpa blu cobalto la quotidianità prende sempre il sopravvento, «perché la meraviglia dura poco e la gente dimentica in fretta». Biolcati risveglia gli animi, scuote le coscienze, esorta alla riflessione di una società, che parta dai singoli ma che riguardi le colpe comuni, radicate nella società. L’autrice insegna che a dare più peso alla normalità, agli sbagli quotidiani che si compiono anche nella sfera familiare o condominiale, ci aiuta a spingerci fuori da quell’indifferenza e da quelle giustificazioni, a riguardare con lucidità quei valori che ignoriamo, quelli di cui ci rendiamo complici ogni volta che non guardiamo, ogni volta che ci giriamo dall’altro lato, ogni volta che facciamo finta di non sentire.
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