"La muffa" di Anita Curci non è solo un giallo storico, ma uno spaccato di vita quotidiana del periodo che portò alle Quattro Giornate di Napoli

 


di Fabio Gaudiosi

Riproposto in una nuova edizione, La muffa (edito da Gialli Crime Publishing, 15 euro) di Anita Curci torna in una nuova veste che, a due anni dalla prima pubblicazione, regala alla lettura maggiore scorrevolezza e fluidità nel linguaggio, anche attraverso un progetto grafico che proietta il lettore in un’esperienza totalmente nuova. È un libro che accompagna chi legge nello scenario della guerra, in quell’insurrezione armata del popolo napoletano che venne scritta dalle Quattro Giornate. L’autrice descrive personaggi reali, nelle cui storie si legge l’autenticità degli sguardi tramandati nel tempo. La muffa non è solo un resoconto storico di fatti realmente avvenuti, ma la proposta letteraria volta a declinarne gli elementi in un’atmosfera crime, combinando racconti familiari a vicende di cronaca trattate nei giornali dell’epoca. È la storia di un popolo, delle persone che ebbero la forza di insorgere sostenendo un ideale, agognando la libertà ed essendo disposti a ottenerla anche pagando con la propria vita. La Curci propone un libro che non si limita a definire un’epoca in base ai meri fatti, ma che intende accedere ai sentimenti che l’hanno animata, immaginando scene di vita che forse non leggeremo mai in alcun libro di Storia, ma che, essendoci state, l’hanno resa possibile.

Ci prudono le mani. Vorremmo fare qualcosa per ribellarci a questa annosa avaria dello stato dei diritti umani. Ma chi si è cimentato fino a qualche tempo fa nel promuovere azioni di dissenso con la propaganda sovversiva non ha fatto una bella fine. Qualche corpo senza respiro è stato trovato nelle campagne, altri corpi non si sa che fine abbiano fatto. Perciò abbiamo paura e ci limitiamo a discutere e a scambiarci idee, mentre fuori è in corso il delirio bellico.

La muffa racconta degli eventi che hanno coinvolto la città di Napoli a partire dai giorni immediatamente precedenti alle Quattro Giornate. Il popolo in subbuglio, il fermento tra le vie della città che scuote gli animi torturati dai massacri sempre più frequenti. Generazioni che hanno dimenticato cosa significhi la pace e che finalmente organizzano la rivolta per insorgere, per riappropriarsi degli spazi di vita sottratti dai tedeschi. Eppure, nella diffusa caoticità di quegli ultimi giorni che anticipano la rivolta, improvvisamente Lucia scopre della scomparsa dell’amica Ninetta, lanciandosi alla ricerca di indizi che possano farle capire cosa le sia successo. Lasciata sola in un momento in cui le sparizioni erano estremamente frequenti, Lucia svolge le proprie indagini in balia degli eventi, riuscendo a stento a estorcere informazioni e aiuti dal tenente colonello Nicola Piromallo, i cui atteggiamenti appaiono ambigui perché segretamente innamorato della ragazza. Anita Curci inserisce i propri personaggi in uno scenario complesso, dove la fiducia nell’altro è sempre filtrata dal sospetto e dalla paura, che non lascia alcuno scampo. Eppure, barlumi di vita si insinuano anche dove la notte si fa più buia, tra amori che esplodono più luminosi delle bombe. Portando con sé, comunque, detriti e macerie che puzzano di morte e non lasciano scampo a nessuno.

Infila un portone socchiuso, non c’è tempo per pensare al gesto di Piromallo. Un mezzo si ferma poco distante a intimare l’alt a persone che non hanno fatto in tempo a eluderlo. Sono tre giovani che lei riconosce. Erano all’ultimo convegno del circolo; insieme abbiamo assalito dei gruppi di fascisti per sequestrare le mitragliette. Prova orrore a immaginare la loro sorte in mano a quei carnefici. Rimane immobile, sperando che un miracolo li salvi. Ma lo sappiamo che qui i miracoli sono rari, quasi impossibili.

L’autrice sorprende il lettore fin dal primo istante, immergendolo in una narrazione viva, ricca di sfumature fin dai dialoghi, scegliendo un narratore che racconta i fatti da una focalizzazione interna e che si svelerà solo nelle ultime pagine. Questa scelta, che simula una testimonianza diretta, crea delle incursioni nel romanzo che ne accentuano la curiosità e il fascino. Il romanzo fotografa una realtà con personaggi definiti, che facilmente entrano nell’animo di chi legge per la qualità della caratterizzazione che li riguarda. Si tratta di individui, diventati eroi ma non per loro volere. Persone che hanno combattuto per garantire un presente e un futuro di pace, provenendo da classi sociali estremamente disparate. Donne e uomini che non desideravano di finire nei libri di storia, ma il cui sforzo si è reso necessario per cambiarla. È questa la cifra del romanzo, che restituisce l’immagine, finalmente non più sbiadita, di persone coraggiose, in grado di opporsi alla crudeltà del destino che era stato loro riservato e che hanno deciso di non accettare.

La muffa riesce a coniugare alla sua ricerca storica un’anima crime, che restituisce al romanzo un carattere ancor più accattivate, affiancando all’urgenza del racconto il fascino dell’indagine condotta dalla protagonista. L’autrice Anita Curci ritorna con una trama che non potrà lasciarvi indifferenti, colpendo nel profondo delle nostre coscienze e ricordandoci, in un tempo di rinnovato timore e paura, che l’orrore potrà essere evitato soltanto portando avanti un linguaggio di consapevolezza, rispetto al nostro presente e al nostro passato.

 

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