"La muffa" di Anita Curci non è solo un giallo storico, ma uno spaccato di vita quotidiana del periodo che portò alle Quattro Giornate di Napoli
Riproposto
in una nuova edizione, La muffa (edito da Gialli Crime Publishing, 15
euro) di Anita Curci torna in una nuova veste che, a due anni dalla prima
pubblicazione, regala alla lettura maggiore scorrevolezza e fluidità nel
linguaggio, anche attraverso un progetto grafico che proietta il lettore in
un’esperienza totalmente nuova. È un libro che accompagna chi legge nello
scenario della guerra, in quell’insurrezione armata del popolo napoletano che venne
scritta dalle Quattro Giornate. L’autrice descrive personaggi reali, nelle cui
storie si legge l’autenticità degli sguardi tramandati nel tempo. La muffa
non è solo un resoconto storico di fatti realmente avvenuti, ma la proposta
letteraria volta a declinarne gli elementi in un’atmosfera crime,
combinando racconti familiari a vicende di cronaca trattate nei giornali
dell’epoca. È la storia di un popolo, delle persone che ebbero la forza di
insorgere sostenendo un ideale, agognando la libertà ed essendo disposti a
ottenerla anche pagando con la propria vita. La Curci propone un libro che non
si limita a definire un’epoca in base ai meri fatti, ma che intende accedere ai
sentimenti che l’hanno animata, immaginando scene di vita che forse non
leggeremo mai in alcun libro di Storia, ma che, essendoci state, l’hanno resa
possibile.
Ci
prudono le mani. Vorremmo fare qualcosa per ribellarci a questa annosa avaria
dello stato dei diritti umani. Ma chi si è cimentato fino a qualche tempo fa
nel promuovere azioni di dissenso con la propaganda sovversiva non ha fatto una
bella fine. Qualche corpo senza respiro è stato trovato nelle campagne, altri
corpi non si sa che fine abbiano fatto. Perciò abbiamo paura e ci limitiamo a
discutere e a scambiarci idee, mentre fuori è in corso il delirio bellico.
La
muffa racconta degli eventi che hanno coinvolto la città di
Napoli a partire dai giorni immediatamente precedenti alle Quattro Giornate. Il
popolo in subbuglio, il fermento tra le vie della città che scuote gli animi
torturati dai massacri sempre più frequenti. Generazioni che hanno dimenticato
cosa significhi la pace e che finalmente organizzano la rivolta per insorgere,
per riappropriarsi degli spazi di vita sottratti dai tedeschi. Eppure, nella
diffusa caoticità di quegli ultimi giorni che anticipano la rivolta,
improvvisamente Lucia scopre della scomparsa dell’amica Ninetta, lanciandosi
alla ricerca di indizi che possano farle capire cosa le sia successo. Lasciata
sola in un momento in cui le sparizioni erano estremamente frequenti, Lucia
svolge le proprie indagini in balia degli eventi, riuscendo a stento a
estorcere informazioni e aiuti dal tenente colonello Nicola Piromallo, i cui
atteggiamenti appaiono ambigui perché segretamente innamorato della ragazza.
Anita Curci inserisce i propri personaggi in uno scenario complesso, dove la
fiducia nell’altro è sempre filtrata dal sospetto e dalla paura, che non lascia
alcuno scampo. Eppure, barlumi di vita si insinuano anche dove la notte si fa
più buia, tra amori che esplodono più luminosi delle bombe. Portando con sé,
comunque, detriti e macerie che puzzano di morte e non lasciano scampo a
nessuno.
Infila
un portone socchiuso, non c’è tempo per pensare al gesto di Piromallo. Un mezzo
si ferma poco distante a intimare l’alt a persone che non hanno fatto in tempo
a eluderlo. Sono tre giovani che lei riconosce. Erano all’ultimo convegno del
circolo; insieme abbiamo assalito dei gruppi di fascisti per sequestrare le
mitragliette. Prova orrore a immaginare la loro sorte in mano a quei carnefici.
Rimane immobile, sperando che un miracolo li salvi. Ma lo sappiamo che qui i
miracoli sono rari, quasi impossibili.
L’autrice
sorprende il lettore fin dal primo istante, immergendolo in una narrazione
viva, ricca di sfumature fin dai dialoghi, scegliendo un narratore che racconta
i fatti da una focalizzazione interna e che si svelerà solo nelle ultime
pagine. Questa scelta, che simula una testimonianza diretta, crea delle
incursioni nel romanzo che ne accentuano la curiosità e il fascino. Il romanzo fotografa
una realtà con personaggi definiti, che facilmente entrano nell’animo di chi
legge per la qualità della caratterizzazione che li riguarda. Si tratta di individui,
diventati eroi ma non per loro volere. Persone che hanno combattuto per
garantire un presente e un futuro di pace, provenendo da classi sociali
estremamente disparate. Donne e uomini che non desideravano di finire nei libri
di storia, ma il cui sforzo si è reso necessario per cambiarla. È questa la
cifra del romanzo, che restituisce l’immagine, finalmente non più sbiadita, di
persone coraggiose, in grado di opporsi alla crudeltà del destino che era stato
loro riservato e che hanno deciso di non accettare.
La
muffa riesce a coniugare alla sua ricerca storica un’anima crime,
che restituisce al romanzo un carattere ancor più accattivate, affiancando
all’urgenza del racconto il fascino dell’indagine condotta dalla protagonista. L’autrice
Anita Curci ritorna con una trama che non potrà lasciarvi indifferenti,
colpendo nel profondo delle nostre coscienze e ricordandoci, in un tempo di
rinnovato timore e paura, che l’orrore potrà essere evitato soltanto portando
avanti un linguaggio di consapevolezza, rispetto al nostro presente e al nostro
passato.
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