“Il fratello minore” di Vincenzo Esposito, Homo Scrivens, un giallo che racconta la “(s)fortuna” del sopravvissuto

 

Di Claudia Siano

Napoli 1963, aleggia uno sfondo pregno di enormi dolori, dove la solitudine e la sopravvivenza non sono nient’altro che una “fortuna” di cui portare il peso per la vita. Una condizione in cui bisogna anche ringraziare di poter respirare ancora, e con la consapevolezza di doverlo fare anche per chi non c’è più... Una “fortuna” costretta, che attanaglia al ricordo della storia che si è portata via gli affetti, al solo pensiero dei danni umani causati dalla Grande Guerra, che ha portato via ogni cosa, per sempre. Il giornalista Marcello Narducci ha perso i genitori e il fratello maggiore ancora prima che venisse al mondo, eppure, questo dolore caratterizzerà tutta la sua vita adulta, in modo viscerale. Dalle parole dell’autore, «molti morirono, non lui». 

Tutto questo è solo l’inizio di un giallo incredibile intitolato Il fratello minore, edito da Homo Scrivens, opera di Vincenzo Esposito, giornalista professionista e viceredattore capo del Corriere del Mezzogiorno. Si tratta di un libro che non somiglia a niente, unico nella sua essenzialità, le sue 165 pagine bastano a porre interrogativi, ad analizzare la psiche di Narducci, a scoprire le sue ossessioni, ma anche le sue passioni. Narducci non si ferma davanti a una comoda verità, ed è per questo che consiglio di leggere questo libro, perché questo personaggio permette una riflessione a qualsiasi lettore anche sul mondo di oggi. Esposito ci pone dinanzi a un giornalista a cui non importa la fama, che non ha paura di cambiare idea, che non si ferma fino a quando non scopre la verità. In un momento storico come quello che stiamo vivendo questo libro è salvifico, permette uno scavo interiore e soprattutto allena ad essere sinceri con sé stessi. Marcello Narducci può avere tanti difetti, eppure, nonostante non sia una cattiva persona, non si inserisce mai dalla parte dei buoni, dalla parte degli eroi. È un uomo comune, che sbaglia, che soffre, che ritratta, che si innamora. Punto centrale del libro è un caso, che riguarda una famiglia, di cui non rimane nulla, madre, padre, figlia, tutti morti. Sembra di rivivere un film già visto, peccato che quel film sia la vita di Marcello. Chi avrà sterminato questa famiglia? E se il colpevole fosse uno di loro, possibile che non si trovi l’arma del delitto in un appartamento chiuso? A queste domande potrete rispondere solo dopo aver letto questo giallo incredibile. Narducci non è l’unico personaggio particolare costruito da Vincenzo Esposito, anche il simpatico portiere Gennaro Lanzillotto è indispensabile alla creazione delle atmosfere che l’autore riecheggia, il giovane poliziotto Olivares in grado sempre di empatizzare con il protagonista e con una vitalità invidiabile, Eleonora è un personaggio importante, che permette di scoprire un lato diverso di Marcello, l’unico che non cade immediatamente ai suoi piedi. Insomma, travolti da una scrittura che non annoia mai, immersi in un mondo che si riesce a percorrere attraverso le immagini che crea l’autore, spinti dall’empatia nei confronti di Marcello, noi lettori non possiamo che sperare in un sequel.

 

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