La storia di Travis, lo scimpanzè che non doveva morire

 

Di Fabio Gaudiosi

La prima tappa del Festival degli animali in Giallo a gennaio scorso è stata un incontro di storie, racconti che hanno restituito agli spettatori il fascino per il mondo animale. Ovviamente, in un Festival come questo non si poteva non parlare anche di scimmie: ad assumersi tale onere è stato lo scrittore Andrea Raguzzino, che è riuscito a coinvolgere con estremo trasporto il suo pubblico, a cui è sembrato quasi di assistere alla pellicola di un film.

Raguzzino ha esordito ponendo fin da subito in risalto la scoperta che Darwin fece sulle scimmie, evidenziando come queste condividano dei progenitori comuni agli uomini, come rilevabile anche dal DNA, identico tra le due specie all’incirca per il 99%. Per queste ragioni la scimmia è un animale che attira molto le nostre immaginazioni: non è un caso che sia stato il personaggio a comparire come assassino all'interno del primo romanzo di genere, I delitti della Rue Morgue, pubblicato nel 1814 da Edgar Allan Poe. D’altronde, questo aneddoto restituisce la percezione di pericolosità che l’uomo ha sempre provato nei confronti delle scimmie, ancora oggi in realtà piuttosto diffusa. Eppure, la storia ci insegna che non è sempre stato così, di come l’uomo abbia saputo anche fidarsi degli animali senza farsi frenare dalla paura, a volte però inconsapevolmente. In entrambi i casi, andrebbe ricordato che questi non sono creature aliene, venute ad abitare un pianeta destinato agli umani: per questa ragione qualsiasi animale andrebbe rispettato nella propria unicità e diversità, senza tentare di umanizzarlo, provando a inculcarvi contenuti apparentemente razionali e che invece rappresenterebbero la mera visione antropocentrica del mondo.

A tal proposito, durante il suo intervento Raguzzino si è concentrato sul caso che ha suscitato scalpore nella stampa di tutto il mondo per le sue tragiche conseguenze. Si tratta di Travis, uno scimpanzé nato nel 1995, che all’età di sole tre settimane di vita viene adottato da una coppia umana per circa cinquantamila euro. Travis vive nella famiglia esattamente come un essere umano, imparando persino a guidare i trattori o a fare la spesa. Diventa infatti un vero e proprio divo della TV, essendo coinvolto in pubblicità e pellicole. Eppure, arrivato a 8 anni di vita, comincia a diventare più intollerante. L’adolescenza, così come negli uomini, rappresenta un momento di conflitto anche per le scimmie e infatti nel 2003, quando un ragazzino lancia una pietra contro la macchina in cui si trova, Travis impazzisce al punto di bloccare il traffico della città per svariate ore.

La storia della famiglia di Travis è travagliata e qualche anno più tardi viene gradualmente colpita da una serie di lutti, per cui rimangono in casa solo la madre adottiva, Sandra, e lo scimpanzé, trattato a tutti gli effetti come un figlio. Fino a quella mattina del 2009, quando Travis per qualche ragione comincia ad andare sempre più in escandescenze, convincendo Sandra a somministrargli dello Xanax. Il farmaco, pensato per restituire un potente effetto tranquillante nel corpo dell’uomo, comporta una reazione del tutto differente nei confronti delle scimmie, creando un effetto paradosso e conseguenti allucinazioni. Infatti, vedendo il suo Travis solo agitarsi ulteriormente, Sandra si sente colta alla sprovvista e si persuade a chiamare la sua storica amica, Charla, molto affezionata allo scimpanzé. Ciò nonostante quest’ultima, entrando con la macchina nel parcheggio, viene immediatamente aggredita da Travis, che la riduce in condizioni devastanti, strappandole la faccia e le mani. Intanto, la signora Sandra chiama il 911, avvisando di come il suo Travis stia divorando il corpo dell’amica e, nell’intenzione di fermarlo, lo accoltella. All’arrivo della polizia, nonostante Travis appaia più o meno neutralizzato, questi viene colpito da un rinnovato impeto d’ira, che lo porta ad aggredirne la macchina, da cui parte un colpo, che ne stroncherà per sempre la vita.

Parlare di questa vicenda nell’ambito della prima giornata del Festival degli Animali in Giallo ha rappresentato una scelta del tutto condivisibile, per i significativi allarmi che Raguzzino ha rilevato rispetto alla nostra concezione del mondo animale. Lo scimpanzé era stato spinto a vivere in un modo diverso dalla sua natura, divenendo in quel preciso caso del tutto impossibile da gestire. La storia di Travis restituisce il senso di pericolosità non degli animali, ma della prospettiva antropocentrica che ci caratterizza, attraverso la quale pensiamo di modellare tutto ciò che ci circonda a nostra immagine e somiglianza. Eppure, finché continueremo a tentare di piegare la natura ai bisogni umani, rischieremo di spezzare la corda. E il caso di Travis ce lo insegna.

 

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