Di Fabio Gaudiosi
Bestie delinquenti di
Carlo D’Addosio è un libro sorprendente, scritto da un uomo che già nel 1892
preconizzò la tutela dei diritti degli animali di cui si fece garante,
concentrando in un'unica raccolta tutti i processi giuridici documentati nei
loro confronti e di cui era venuto a conoscenza fra l’anno 824 e il 1815. Non è
quindi un caso che Edizioni Le Lucerne abbia voluto curarne la ripubblicazione,
proponendo un’edizione più asciutta nel linguaggio, adattata a un pubblico del
Duemila, ma non per questo meno coerente con l’originaria declinazione del
libro data dall’autore, corredandola anche di una splendida prefazione di Giada
Bernardi, l’avvocato dell’orsa JJ4, la cui vicenda può essere considerata come
l’ultima degli innumerevoli casi che hanno coinvolto direttamente un animale.
Bestie delinquenti restituisce
l’immagine di un uomo lungimirante, che sconvolse i preconcetti verso il mondo
animale denunciandoli in un libro irriverente, che sfidava apertamente gli
esponenti della Scuola positiva, per i quali il delitto non era altro che l’innata
propensione alla violazione delle regole di alcuni individui. Le pagine del
libro tendono persino a suscitare il sorriso per la peculiarità dei casi
trattati: si tratta di galli stregoni, le cui uova servivano per preparare
pozioni magiche; bruchi irriverenti, che si permettevano di assaltare i vigneti
di un monastero e a cui fu persino comminata la scomunica; tori omicidi,
condotti in prigione e poi impiccati o porci puniti per aver causato la caduta
a terra di un Viceré. Insomma, i casi raccontati e spiegati dal giurista
campano sono dei più variegati, incardinandosi lungo periodi storici che hanno
subito complesse evoluzioni nella concezione giuridica degli animali. Dai tempi
in cui i gatti erano persino venerati nell’antico Egitto, già i greci
introdussero leggi che ne comminavano pene al verificarsi di delitti. Nel
Medioevo poi, vi fu una forte personificazione degli animali, ritenendoli
coscienti nel discernimento tra ciò che è bene e ciò che è male: per questa
ragione, se essi venivano puniti ogniqualvolta si riteneva si fossero
allontanati dal proprio diritto naturale, al contempo erano anche utilizzati
come testimoni nei processi (a Basilea vi fu una legge che lo permise fino al
1654). Fu con Cartesio che gli animali persero della centralità di un tempo e
divennero poco più che oggetti, influenzando così il pensiero ancora oggi
largamente corrente.
Eppure, ci sarebbe da chiedersi come sia possibile
trattare gli animali in questi termini, considerandoli attraverso il parametro
della convenienza, accentuandone i caratteri morali solo per mascherare
condotte omissive o commissive di uomini realmente responsabili delle tragedie
che leggiamo nelle cronache dei giornali. La vicinanza temporale del caso di
JJ4, definita solo nel luglio 2025, restituisce ancora di più l’urgenza del
riconoscimento dei diritti degli animali, sulla cui strada sembra abbia
cominciato a incardinarsi il legislatore italiano nel 2022 con la modifica
dell’articolo 9 della carta costituzionale. Ma forse, solo quando ci
accorgeremo di non essere affatto superiori, del fatto che le nostre azioni
rappresentano solo comportamenti distinti a bisogni comuni ai loro, sapremo
tutelarli, proteggerli, amarli, come nel 1892 ci chiedeva nelle pagine finali
anche Carlo D’Addosio.
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