Il nuovo giallo di Faconti, una commedia umana targata 2026. “La casa delle bambole rotte”: una società dove anche la colonna portante è una bambola rotta
Di Claudia Siano
È una mattina di marzo a Viareggio e un professore di filosofia deve guardarsi le spalle, quasi come se un’intera città gli fosse avversa. Questa è soltanto la cornice del nuovo libro di Emanuele Faconti, dal titolo La casa delle bambole rotte, uscito il 1 maggio 2026, edito da Homo Scrivens, parte della collana Gatti neri e vicoli bui. Faconti è nato a La Spezia, frequenta da anni la Versilia, dal 2023 utilizza lo pseudonimo di EF Marin, tra i titoli più noti la sua serie Le ragazze del Gasoline. L’autore ha risposto ad alcune domande sulla sua ultimissima uscita risalente all’inizio del mese, ma ciò mi che premeva sapere maggiormente l’ho chiesto nell’ultima domanda, chi sono le cosiddette “bambole rotte” e cosa rappresentano per l’autore? Vi anticipo che la sua risposta è sorprendente.
Emanuele, tu sei già scrittore di numerosi romanzi cosy crime, dove si inserisce il tuo nuovo libro La casa delle bambole rotte nel mosaico del tuo intero percorso letterario? Che tessera rappresenta?
Sono due mondi narrativi diversi. La serie ambientata
a Trieste, firmata EF Marin, ha le caratteristiche del giallo “confortevole”
(cozy crime): l’uso del narratore in prima persona, il tempo presente, le
indagatrici non professioniste, un numero consistente di scene divertenti e
situazioni comiche.
Con questo nuovo romanzo volevo misurarmi con qualcosa di diverso e la
collaborazione con Homo Scrivens e con Serena Venditto ha accompagnato e
sostenuto questa evoluzione La casa delle bambole rotte è un poliziesco
procedurale, con un'indagine vera al centro e una protagonista che fa questo
lavoro di mestiere. Resta una buona dose di dialoghi brillanti e situazioni
divertenti. Ma credo che questo faccia parte del mio modo di raccontare.
A quali autori ti sei ispirato nella creazione del tuo romanzo, che si inserisce in un filone a cavallo tra thriller e commedia?
Proprio per la compresenza di suspense e commedia, i
riferimenti principali sono quelli del giallo mediterraneo. Per la capacità di
costruire personaggi che rimangono con il lettore anche dopo l'ultima pagina il
riferimento a cui guardo di più è Maurizio De Giovanni. Di Camilleri mi
affascina la capacità di rendere il luogo un personaggio vivo quanto i
protagonisti. Di Lucarelli provo ad imitare il rigore della trama e il modo in
cui descrive la quotidianità del mestiere di poliziotto.
Allargando la prospettiva geografica, amo molto Simenon per le ambientazioni: è
incredibile il modo in cui riesce a immergere il lettore in una scena con pochi
dettagli precisi. E poi c'è il giallo nordico, Läckberg e Larsson su tutti, con
la loro essenzialità spietata. Ma potrei continuare ancora a lungo.
Il protagonista del romanzo è un professore di filosofia, Amedeo Barale, come mai un docente, e cosa rappresenta Amedeo nel disegno che hai immaginato nell’ideazione del tuo libro?
Il professor Barale è un corpo estraneo, qualcuno che turba involontariamente l'equilibrio di una città di provincia. I suoi modi inusuali e il suo approccio filosofico alla vita affascinano e insieme creano diffidenza: il confine tra attrazione e sospetto che suscita nelle persone è sottilissimo. Per molti aspetti è l'opposto della protagonista, Vera Morelli. Lei agisce per istinto, è pragmatica, a tratti dura. Lui è riflessivo e distaccato, cita Seneca e Marco Aurelio in situazioni in cui chiunque altro si lascerebbe andare a sonore imprecazioni.
L’ambientazione è Viareggio, un
luogo rinomato per la sua allegria e per la sua vivacità, eppure stavolta è il
luogo dove si celano misteri e ragioni oscure. Esiste un motivo preciso per cui
hai scelto di ambientare la storia in questa località?
Come spesso succede, l'immagine più comune di una città è una sua rappresentazione parziale, a volte un po’ artificiale. Viareggio e la Versilia sono realtà complesse: non ci sono solo lusso, spiagge e Carnevale. C'è anche la gente comune, c'è l'emarginazione, ci sono le zone più difficili e meno raccontate. Il romanzo si apre con un prologo in cui Vera è ancora una ragazzina e va a giocare a casa di una cugina che ha una bellissima casa di bambole. Giocando, scopre che sotto al letto c'è una scatola piena di bambole rotte, a cui manca un pezzo, con i capelli rovinati, macchiate di pennarello. La cugina le dice: 'quella lasciala stare, è la casa delle bambole rotte'. Anni dopo, quando deve scegliere casa e visita un appartamento in un palazzo di periferia popolato di persone ai margini, si ricorda di quel pomeriggio d'infanzia e capisce che è lì che vuole stare. La casa delle bambole rotte del titolo è quel palazzo: una sorta di coprotagonista corale del romanzo.
Vera Morelli è l’altra faccia della medaglia del romanzo, è l’ispettore capo della vicenda al centro della questione, che donna hai voluto tratteggiare e che rapporto esiste tra Vera e Amedeo, sono due personaggi complementari o ognuno è indispensabile solo a sé stesso?
Vera è un personaggio più complesso di quanto appaia in un primo momento: porta dentro di sé un trauma che emerge lentamente nel corso del romanzo e che spiega molte delle sue contraddizioni. Barale la disturba perché vede in lei qualcosa che lei stessa fatica a riconoscere. Ciascuno illumina nell'altro qualcosa che da solo non riuscirebbe a vedere. Il loro rapporto è il filo emotivo del romanzo, che si dipana parallelamente all'indagine.
In La casa delle bambole rotte troviamo numerosi personaggi improbabili, bambine rumorose e famiglie sgangherate. Chi sono le bambole rotte che conferiscono il titolo al romanzo e che storia raccontano?
Il palazzo in cui vive Vera è una comunità di persone
molto diverse: alcune vivono ai confini della legalità, altre quel confine lo
hanno allegramente superato da un pezzo. Ci sono anziani soli, immigrati che si
arrangiano come possono, famiglie ordinarie. Ognuno porta con sé qualcosa di
incompleto, qualcosa di rotto. Ma in questo microcosmo strampalato esiste una
solidarietà concreta che non si fa problemi delle etichette. Vera è quella a
cui tutti fanno riferimento, il punto fermo del palazzo. Eppure, anche lei, che
sembra la più intera di tutti, è a sua volta una bambola rotta.
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