Di Fabio Gaudiosi
Il cammino di Santiago trasforma
la forma dell’anima, modellandola nel segno dei passi che accompagnano i
pellegrini quando lo attraversano. È un’esperienza che cambia la vita, un
incrocio di nazionalità che improvvisamente parlano la stessa lingua, avendo
come unica destinazione lo stesso viaggio. Le frecce, poste lungo la via ad
indicare la strada giusta, sono accompagnate da una conchiglia stilizzata,
raffigurante i vari cammini che convergono tutti nella città di Santiago. È un
viaggio, un’avventura, un tuffo in un mondo nuovo, in cui finalmente riprendere
a parlare con sé stessi. La sua fama, ormai diffusa a livello globale, sposta
persone da tutte le parti del mondo, rendendola crocevia di storie di
condivisione e fratellanza. Eppure, tutto venne improvvisamente spazzato via
nell’aprile 2015 quando, come racconta la serie tv Peregrina, appena
uscita in Spagna per Movistar Plus + (ancora non disponibile in Italia), l’omicidio
di una pellegrina americana sconvolse l’opinione pubblica, facendo precipitare lo
sgomento a livello internazionale: improvvisamente, quel percorso di fede e di
rinascita era diventato una trappola, alla cui fine della strada si sarebbe potuta
trovare la morte.
Denise Pikka Thiem,
americana nata a Hong Kong, ha 41 anni quando decide di iniziare il cammino di
Santiago. Si convince a partire dopo aver visto The Way, il film
interpretato da Martin Sheen in cui il protagonista decide di recuperare le
spoglie del figlio, deceduto sui Pirenei dopo essersi imbattuto in una bufera
di neve lungo la strada per Santiago. Per Denise l’ispirazione è tanta e dopo
poco tempo compra un biglietto con destinazione Pamplona, città da cui molti
preferiscono iniziare il proprio pellegrinaggio. Il suo zaino celeste e il suo
foulard rosa la rendono riconoscibile agli occhi dei pellegrini che la vedono
camminare da sola o accompagnata dai suoi amici conosciuti durante il viaggio,
uno di questi italiano. Passo dopo passo, il cammino avanza gradualmente
superando Leon e raggiungendo Astorga, piccolo gioiello della Castilla. Denise
trova posto nell’ostello privato di San Javier, in pieno centro e di fronte
alla cattedrale, il cui timbro sulla credenziale dei pellegrini sarà l’ultima
traccia dei suoi passi. Il giorno dopo, il 5 aprile 2015, Denise si alza presto
e fa colazione vicino al Palazzo episcopale disegnato da Gaudì, dove viene
vista per l’ultima volta. Inizia a camminare con destinazione El Ganso, ma di
lei si perdono le tracce. Per mesi Denise viene cercata dalle autorità
spagnole, che finiscono per considerare il caso «prioritario», come definito
dal ministro dell’Interno Jorge Fernandez Diaz, a seguito delle pressioni della
stampa americana e dell’allora attuale Segretario di Stato statunitense John
Kerry. Dopo settimane di indagini sempre più frustranti arriva la svolta: gli
agenti scoprono di un cambio di contanti da mille dollari in euro effettuato in
quei giorni da Miguel Ángel Muñoz Blas, 39 anni, residente vicino a Castrillo
de Polvazares, dove Denise doveva essere passata. Le autorità ordinano una
caccia che dura diversi giorni, culminata nell’arresto dell’uomo venerdì 11 settembre
2015, a 162 km da casa sua, in una località delle Astorie. L’uomo confessa di
aver ucciso la ragazza, avendo modificato le frecce del cammino affinché la
portassero nella sua villa. Nonostante il giorno dopo, sabato 12 settembre, venga
anche trovato il corpo di Denise nel suo giardino, l’uomo cerca di ritrattare
le sue dichiarazioni: ma è troppo tardi e la giustizia lo condanna a 23 anni di
prigione.
Dopo la vicenda il corpo
di Denise viene portato ugualmente a Santiago per svolgere i suoi funerali
nella Cattedrale di San Giacomo, affinché possa giungere in quella destinazione
che aveva tanto desiderato. Eppure, nonostante il caso sia stato risolto, la
sua morte rimarrà sempre una macchia di veleno lasciata lungo le vie del
cammino, la tragica fine di un’avventura che avrebbe dovuto fermarsi molto più
avanti.
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