Di Claudia Siano
Paola
Di Simone, originaria di Palermo, lavora presso il laboratorio di genetica
forense della Polizia Genetica della città di Palermo, è autrice di numerose
pubblicazioni su riviste scientifiche, oggi è autrice di un romanzo imperdibile
intitolato Requiem di Ferragosto, Ianieri Edizioni. Abbiamo chiesto a
Paola di svelarci qualche curiosità in più sul suo libro ambientato nella sua
città in pieno agosto, ci ha convinti ad inserirlo nella lista dei libri da
portare assolutamente in vacanza quest’estate.
La morte misteriosa di un musicista e una serie di rapine ai danni di alcuni ristoranti agitano una Palermo arroventata dall’afa a cavallo di Ferragosto. Margherita Falgares, una poliziotta biologa della Scientifica, si troverà a rischiare le agognate ferie per dedicarsi ai due casi.
Paola, quanto il tuo lavoro di poliziotta ti ha aiutato nella scrittura del romanzo “Requiem di Ferragosto”?
Il lavoro del poliziotto offre molti spunti per chi desidera scrivere un libro. Ci si confronta con storie, vicende personali e situazioni che a volte vanno oltre ogni immaginazione. Il mio lavoro ha certamente aiutato a sviluppare la trama per un romanzo giallo dove l’indagine è raccontata con gli occhi dell’esperto della scientifica. Mi è capitato spesso di leggere gialli in cui il supporto tecnico alle indagini è in secondo piano. Mi piaceva l’idea di donare al mondo della narrativa un punto di vista diverso, oggi quanto mai attuale.
Da cosa è nata l’urgenza di scrivere un libro per te?
Anni fa scrissi un libro, Crimini al microscopio, per spiegare ad un pubblico sempre più appassionato del genere “crime” le differenze tra le fiction e quella che è la realtà del nostro lavoro. Attinsi molto dal mio vissuto raccontando le storie di alcuni casi che avevo seguito in prima persona. Fu una bella esperienza sul piano della scrittura, tuttavia il riferimento a drammatiche vicende umane mi lasciò un profondo senso di tristezza. Più che urgenza penso di aver sentito un forte desiderio di scrivere di qualcosa di “leggero”, che fosse frutto della mia fantasia, ma allo stesso tempo mi divertisse. Scrivere un libro giallo è un po’ come progettare un cruciverba o completare un puzzle da migliaia di pezzi. Tutto deve trovare il giusto posto in una logica senza sbavature. Ecco, questa era la sfida perfetta per assecondare la mia voglia di scrivere e stimolare la mia mente con un po’ di leggerezza.
Che rapporto esiste tra la musica e la storia che racconti, la morte di un trombettista ha una funzione specifica oltre che narrativa?
Non parlerei di una funzione specifica della musica o dei suoi strumenti all’interno della storia. Un giorno fui invitata a un concerto per pianoforte e tromba accompagnati da un’orchestra. Era il periodo in cui la mia mente lavorava incessantemente ad una storia da scrivere. Ebbi un’illuminazione. Far trovare il cadavere di uno dei protagonisti di quel concerto mi sembrò un buon punto di partenza per un libro giallo. I riferimenti alla musica, i titoli di alcuni brani disseminati qua e là nel testo, rispondono al mio desiderio di creare una piccola colonna sonora che possa accompagnare i protagonisti della storia ed il lettore, un po’ come nella mia vita.
Margherita, la protagonista racchiude tante caratteristiche di una donna in carriera, ricca di fragilità ma riesce sempre a rialzarsi e a combattere. Cosa vuole rappresentare questa protagonista donna, che immagine hai voluto scrivere e soprattutto che personaggio hai voluto lasciare ai lettori?
Grazie per questa domanda. Sono molto affezionata al personaggio di Margherita e mi fa piacere che sia arrivata al lettore come una donna fragile sempre in grado di rialzarsi, combattiva. Ostinata, aggiungerei. Non la definirei una donna in carriera, piuttosto una donna con molte responsabilità di cui si fa carico; vive l’indagine come una sfida a trovare la verità, anche in vista delle agognate ferie estive. Raramente, nella narrativa legata al giallo, mi è capitato di leggere di protagonisti fragili, stanchi, desiderosi di una pausa. Più frequentemente sono impavidi, decisi e, in situazioni rocambolesche e con “sprezzo del pericolo”, arrivano alla soluzione. Per non parlare di chi ha doti straordinarie, visioni, è sensitivo. Con Margherita ho cercato di raccontare un personaggio che fosse autentico, con i suoi limiti, i suoi trascorsi dolorosi, la difficoltà a lasciarsi andare a forti emozioni ma allo stesso tempo in grado di mettere in campo tutte le sue risorse per aiutare a risolvere due indagini in una Palermo infuocata da una cappa di caldo a cavallo di ferragosto. Sarei contenta se questo personaggio trovasse un piccolo posto nella memoria dei lettori.
Esiste un modello di scrittura che prediligi? Quali sono i tuoi riferimenti letterari, ti sei ispirata a qualcuno/qualcosa?
Leggo volentieri qualsiasi genere. Tuttavia trascorro
gran parte della giornata a leggere atti di polizia giudiziaria e a scrivere
atti tecnici per cui nel poco tempo libero prediligo la narrativa, si avvicina
più ad un momento di evasione. Mi piace la scrittura raffinata ma al contempo
lineare e scorrevole. Evito di menzionare qualcuno in particolare poiché tra
autori classici del passato, scrittori italiani e stranieri, giallisti e non,
la lista dei miei preferiti sarebbe lunga e rischierei di dimenticare qualcuno.
Non posso dire di essermi ispirata ad un modello. Ho cercato di scrivere un
libro che avrei voluto leggere. Spero possa piacere anche ai lettori.
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