Una conversazione con Orso Tosco. La nuova indagine del Pinguino nell’ultimo romanzo “La malinconia del tartufo”
Di Claudia
Siano
Orso Tosco è
un noto scrittore e sceneggiatore italiano, è inoltre il vincitore del premio
Giorgio Scerbanenco 2024 con il suo romanzo L’ultimo pinguino delle Langhe edito
da Rizzoli. Dal 9 giugno 2026 è tornato in libreria con il suo ultimo libro
che si intitola La malinconia del tartufo edito da Rizzoli. Il libro si
inserisce all’interno della serie delle indagini del commissario Bova, o meglio
noto come “Il Pinguino”. Enigmi sempre più complessi animano la nuova avventura
che dovrà affrontare il Pinguino, il quale scoprirà nuovi oscuri abissi
dell’animo e saprà sorprendersi anche delle stesse Langhe che continuerà ad
abitare, avventura dopo avventura, mistero dopo mistero. L’autore ha risposto
ad alcune curiosità sul suo nuovo libro.
Orso, il tuo ultimo
romanzo si intitola La malinconia del tartufo, da dove nasce questo nome
e cosa racconta?
Ogni titolo
della serie del Pinguino rappresenta un piccolo enigma, o meglio un gioco che
si svolge tra me e chi legge, e quest'ultimo non fa eccezione. Saranno i
lettori e le lettrici, grazie alla lettura, a scoprire cosa sia mai la
malinconia del tartufo.
Il commissario Gualtiero
Bova, detto “Il Pinguino” che sfida dovrà affrontare stavolta, vedremo il
protagonista in una veste più umana e fragile, riuscirà a “togliersi
l’armatura”?
Il Pinguino
dovrà sicuramente affrontare la sua sfida più dura da un punto di vista
privato, personale, e dovrà fare a meno di molti accorgimenti dietro i quali
normalmente è abilissimo a proteggersi e nascondersi. L’armatura è perfetta per
attutire i colpi, si sa, ma nel caso ci si trovi in mare aperto durante una
tempesta, quest’ultima rischia di trascinarci verso il fondo.
La perfezione geometrica
del paesaggio piemontese rappresenta un contraltare rispetto alla ferocia di
quanto succede in realtà in quei luoghi tanto perfetti, almeno all’apparenza,
tra crimini scellerati e ipocrisia della gente?
Lo splendido
paesaggio in cui ho il piacere di ambientare le mie storie è a tutti gli
effetti uno dei protagonisti, e come tale dialoga in qualche modo con gli altri
personaggi e le loro azioni. Dal contrasto di cui accenni nascono suggestioni e
nutrimenti narrativi preziosissimi.
Cosa di quella provincia
piemontese caratterizza e rispecchia tratti peculiari di Bova, sarebbe
possibile immaginarlo altrove?
Beh lui come
me arriva da altrove, dal Ponente ligure, ma di sicuro ha trovato nelle Langhe
una seconda casa da cui difficilmente vorrà andare via. C’è poi da aggiungere
che il Pinguino è un eccentrico, uno strambo, e quelli come lui non sono mai
completamente a casa da nessuna parte. Al tempo stesso, si trovano a casa
ovunque.
Un novantaduenne di nome
Titti Sbrana viene accoltellato trentanove volte, esiste un significato legato
a numeri e nomi nei tuoi romanzi in genere e in quest’ultimo nello specifico?
Sì c’è
sempre un significato ma si tratta di una di quelle leggi interne al libro che
devono restare nascoste. Sia per i nomi che per il resto.
Che posto occupa l’amore
nel tuo romanzo, che tipo di amore è quello tra Bova e la sua donna in coma da
otto anni? Quanto pesano i ricordi nella vita del commissario?
L’amore
conta. Conta moltissimo. E il Pinguino è come convinto di non avere altro.
Forse la vita ha deciso di mostrargli che così non è.
La fedele bassotta Gilda gildina, è ormai caposaldo
imprescindibile nelle indagini di Bova, compare anche in questo romanzo, più
fedele che mai. Cosa rappresenta per il protagonista la sua compagnia e cosa
invece per l’autore la sua presenza?
La vera Gilda gildina, che purtroppo non è più tra noi, era una delle
creature più buone che abbia mai incontrato in vita mia. E la bontà, quella disinteressata ha un potere incredibile, è un grado di
muovere le montagne. È in grado persino di costringere il Pinguino a mostrare i
propri sentimenti.
Esiste un filone importante in questo libro che
si cela dietro e oltre il mistero e riguarda l’arte, che valore ha nel romanzo
e quali lati oscuri e macabri può celare?
Io sono un grande appassionato di arte e ho lavorato per molti anni in un famoso museo londinese, la Tate Modern, e questo romanzo è, tra le altre cose, il tentativo di rappresentare alcuni aspetti nascosti del mondo dell’arte, più che dell’arte stessa.
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