La magia del radiodramma al Festival delle Radio Universitarie passa per Napoli e anche per il racconto di Ottavio Costa

 

Di Fabio Gaudiosi

Venerdì cinque giugno 2026, in occasione del Festival delle Radio Universitarie, quest'anno organizzato da F2 Radio Lab presso l’Università Federico II di Napoli nello splendido cortile di San Marcellino, è andata in scena la messa in onda del radiodramma La guerra dei mondi di H.G. Wells nella versione di Orson Welles, con Ottavio Costa, Renato De Rienzo, Patrizia Di Martino, Cristian lzzo, Luciano Nozzolillo e i giovani attori di “Teatro Madrearte” e “Il Luogo in Buio”. La rappresentazione è stata accolta da una sala gremita di ragazzi, i quali, dopo le parole di introduzione dello station manager di F2 Radio Lab, Pierluigi Razzano, si sono lasciati incantare dalla magia del radiodramma. Al riguardo, abbiamo parlato con il regista e interprete Ottavio Costa, cercando di comprendere le sfide che erano alla base della rappresentazione.

Costa, La guerra dei mondi al FRU è stata un successo, con una platea di universitari in standing ovation per voi. Sul palco avete creato qualcosa di unico, di cui tutti si sono accorti. Per lei, quanto è stato importante portare quest'opera all'interno di un Festival che promuove le opportunità del mondo radiofonico nei confronti degli studenti coinvolti nelle radio universitarie? E quanto è importante per le nuove generazioni conoscere, in maniera anche diretta, la magia del radiodramma?

Sono molto grato a F2 Radio Lab per l’opportunità che mi ha dato di tornare di fronte ad un microfono radiofonico come ai “vecchi tempi” (fui attivo in radio RAI dal 1975 al 2015). Quando la mia cara amica Barbara Bonaiuto mi ha chiamato, insieme al collega attore Renato De Rienzo e al regista RAI Nino Caputo, abbiamo concordato che nell’occasione del FRU fosse quasi “obbligatorio” provare a mettere in scena il più famoso radiodramma di tutti i tempi, appunto “La guerra dei mondi”, nella versione radiofonica di Orson Welles del 1938. Eravamo convinti che questo tipo di prodotto avrebbe suscitato vivo interesse fra i ragazzi abituati oggi ad un tipo di radio molto diversa da quella dei nostri tempi. Esistono indubbiamente delle difficoltà e dei limiti di natura strettamente produttiva che costituiscono ostacoli reali, ma è mia convinzione che la forma narrativa “radiodramma” possa ancora avere un suo spazio di appassionati ascoltatori, anche e soprattutto fra i giovani. La speranza segreta del nostro progetto era gettare un sassolino nello stagno di questa verità, e mi pare che le “onde” prodotte ci abbiano dato ragione…

Quanto è stato complesso realizzare e curare l'esibizione in un contesto ben diverso da uno studio di registrazione?

Non più di tanto, in realtà. Il fatto è che sul palco hanno agito attori professionisti con pluriennale esperienza teatrale, per i quali non ci sono particolari difficoltà a concentrarsi ed esprimersi al meglio anche di fronte ad un pubblico vasto e peraltro silenzioso e attentissimo come quello del FRU. Ma non posso qui non citare e lodare anche i più giovani della compagnia, privi di specifiche esperienze radiofoniche, che tuttavia con l’ausilio di due o tre prove sono stati abilissimi a recepire i consigli dei “senior” legati alla specificità del mezzo. Inoltre abbiamo avuto una collaborazione tecnica assolutamente all’altezza della situazione, e il supporto degli effetti sonori e della musica rappresenta il 50% della qualità del prodotto.

Da un punto di vista pratico, quali sono state le tappe che hanno caratterizzato il lavoro di adattamento del testo dalla versione originale de La guerra dei mondi?

Innanzitutto va ricordato che il radiodramma originale dura 60 minuti circa. La prima esigenza, dunque, è stata quella di procedere ad una riduzione della durata, ovviamente conservando tutto il fascino della narrazione originale. Poi ho proceduto ad estrapolarvi tutti gli effetti audio e le musiche, per riproporli nella nostra versione. In seguito, ho inserito una voce femminile non presente nell’originale, la nostra bravissima Patrizia Di Martino, che mi è sembrata necessaria per dare un tono e uno spessore diverso ad alcuni momenti particolarmente drammatici della vicenda. Non posso concludere senza citare la straordinaria prestazione dei miei colleghi attori Cristian Izzo e Luciano Nozzolillo, oltre ai già citati De Rienzo e Di Martino, coadiuvati da un gruppo di bravissimi giovani attori delle scuole di teatro “Madrearte” e “il Luogo in Buio”.

In un contesto sociale e artistico in cui il visivo risulta essere sempre più indispensabile per mantenere l’attenzione dell’utente, come si colloca oggi il radiodramma nell’industria radiofonica? Quali sono gli elementi irrinunciabili per preservarne l’identità, proiettandolo però nel futuro?

Mi limiterò a ricordare che mentre “il visivo”, cinema, tv, web, social etc., impigrisce la fantasia individuale, perché le immagini, appunto, sono scelte e dettate dai registi, dai creatori etc. e sono immodificabili, tutto ciò che è legato al solo ascolto, come la lettura ad alta voce, dal vivo o registrata, la radio, l’audiolibro e simili, sviluppa al massimo grado la creazione individuale di immagini mentali strettamente ed esclusivamente personali che producono grande soddisfazione sia in termini di intrattenimento che di accrescimento delle facoltà creative e mnemoniche. Dobbiamo solo riappropriarci dell’immenso piacere di ascoltare, attraverso la parola ascoltata, i suoni e la musica, abbandonandoci alla creazione del nostro personalissimo ed esclusivo “film” mentale delle vicende narrate.

Quanto è stato emozionante riportare il radiodramma tra i ragazzi? Qual era la sfida (vinta) che si proponeva di raggiungere?

La navata di una grande chiesa gremita di ragazze e ragazzi attentissimi, quasi col fiato sospeso, di età compresa mediamente fra i 18 e i 26 anni è stata certamente una delle cose più belle ed emozionanti della mia vita artistica. Indimenticabile esperienza, anche per uno come me con migliaia di produzioni radiofoniche e di ore di registrazione alle spalle. La sfida, mi ripeto, era quella di vederli silenziosi, attenti e sognanti per una mezz’ora. Niente è più emozionante che percepire con semplicità e certezza di aver colpito un pubblico così giovane e non abituato a questa forma radiofonica. Sono ora certo che il nostro modesto, ma sincero e appassionato lavoro, ha lasciato un ricordo significativo nella memoria, e forse nel cuore, di tutti quelli che hanno ascoltato e visto il nostro radiodramma nel FRU dal vivo qui a Napoli, e forse anche di tutti quelli che hanno ascoltato “La guerra dei mondi” in diretta su F2Radio Lab.

 

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