La danza delle api: comprendere il magico e misterioso mondo dell’insetto più stupefacente del pianeta

 

Di Fabio Gaudiosi

Trattare delle api e dei loro linguaggi è un’operazione estremamente complessa. Già per gli antichi greci esse rappresentavano un simbolo di purezza e virtù, essendo considerati animali regali connessi persino alla figura di Zeus. I loro colori, la loro funzione all’interno della biodiversità - già riconosciuta dagli antichi ancor prima che le scienze potessero certificarla - nonché le loro peculiari strutture gerarchiche, hanno sempre affascinato l’uomo, rendendole oggetto di studio e approfondimento. Eppure, come abbiamo avuto modo di scoprire trattando di animali con sempre maggiore frequenza, lo studio delle specie ha condotto la nostra conoscenza verso vette inesplorate, aiutandoci a meravigliarci dinanzi alle diverse sfaccettature della natura. Abituati troppo spesso a interpretare le azioni degli animali da un punto di vista principalmente antropocentrico, non ci accorgiamo che molti dei loro comportamenti rispondono a delle specifiche necessità, trasformate in soluzioni geniali per garantirsi la sopravvivenza.
Tra tutte, non può non parlarsi delle particolari tecniche di linguaggio sviluppate dalle api: infatti, nel 1973, l’etologo austriaco Karl von Frisch, dopo aver speso un’intera vita a occuparsi di questi animali, arrivò a una scoperta senza precedenti. Dopo aver notato come le api foraggiatrici (ossia quelle deputate a raccogliere risorse vitali come nettare, polline, acqua e propoli) eseguissero degli specifici movimenti, circolari o a otto, lo scienziato ebbe il merito di decodificare tali azioni, comprendendone il significato. Questi, infatti, pose a servizio di un’ape bottinatrice una fonte di acqua zuccherata, accorgendosi che, una volta allontanatasi la prima, ne arrivavano gradualmente di altre provenienti dalla stessa arnia. Marcando alcune di esse con dei piccoli punti colorati sul torace, si rese conto di come, appena tornate, le api che avevano scoperto la stazione di foraggiamento tendessero a comunicarne la posizione alle altre attraverso una particolarissima danza. Infatti, muovendosi al buio sulla parete di un favo, queste disegnavano con il proprio corpo due semicerchi, eseguendo nel mentre alcuni movimenti oscillatori con il proprio addome: von Frisch scoprì così che la durata di tali oscillazioni riusciva a restituire alle altre la precisa distanza dalla sorgente di cibo, per cui un secondo di percorso sarebbe corrisposto a circa settecentocinquanta metri. Inoltre, lo scienziato si accorse che la capacità di misurazione dello spazio da parte delle api, a dispetto di quanto si ritenesse in passato - quando si pensava si configurasse in base alla quantità di energia spesa dall’animale -, dipendeva invece dal loro flusso ottico, ossia dalla capacità di tali insetti di mappare progressivamente le immagini analizzate durante il movimento, quantificandone le distanze nell’ambiente circostante. Nel merito invece dell’orientamento, von Frisch scoprì come all’interno della danza fossero contenute anche informazioni precise rispetto alla posizione della luce. Infatti, la direzione in cui erano rivolte le api mentre eseguivano tali movimenti sembrava cambiare a seconda dell’ora, tenendo conto dello spostamento del Sole di quindici gradi ogni sessanta minuti. In questo modo, anche se in momenti del giorno del tutto diversi, le api riuscivano a trasmettere informazioni non solo valide, ma estremamente accurate rispetto alla precisa collocazione del cibo, consentendo alle altre di raggiungerlo senza particolari difficoltà.
Questa modalità di comunicazione, definita come una delle più complesse all’interno del mondo animale, ci restituisce ancora una volta la particolarità di tali insetti, che assumono oggi come allora estremo fascino ai nostri occhi. Eppure, come ormai è noto, le api risultano essere esposte ad altissimi rischi di estinzione, che produrrebbero effetti nefasti per tutta la biodiversità. Avendo modo di conoscere le particolarità delle varie specie e le loro unicità, ci si augura che l’uomo possa finalmente recuperare quella capacità di meravigliarsi, accorgendosi della vita che lo circonda senza considerarla solo secondaria, ma tutelandola finalmente nella sua infinita bellezza.
 
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