Scoperta senza precedenti al Sud della Francia. È stata trovata una delle nidificazioni di dinosauri più numerosa di sempre

 

Di Fabio Gaudiosi

Ancora una volta si è registrata una scoperta importantissima nel Musée-Parc des Dinosaures di Mèze, nella Francia meridionale, la più significativa di sempre dalla nascita del sito. L’area, avente un’estensione pari a 50 km² e di proprietà del geologo e paleontologo francese Alain Cabot, venne immaginata come luogo di protezione delle centinaia di uova fossili e ossa appartenenti ai dinosauri, ritrovate per la prima volta a seguito di alcuni scavi condotti nel 1996. Essa rappresenta ancora oggi uno dei più rilevanti siti fossiliferi mondiali, secondo solo a quelli del Deserto del Gobi in Cina e del Montana negli Stati Uniti.

Recentemente, dopo anni di ricerche e approfondimenti in diverse sezioni dell’area, sono riemerse alla luce più di cento uova appartenenti ai titanosauri, dinosauri erbivori lunghi circa 15 metri. In trenta anni di attività, non era mai avvenuto di trovare nella zona un numero tanto significativo di uova, come evidenziato dal paleontologo francese, che afferma come fino ad allora «trovavamo nidi con 4 o 6 uova, al massimo una decina. Ma un centinaio… non avevo mai visto niente di simile…». Lo studioso, dopo aver ritrovato alcuni gusci d’uovo la scorsa estate, aveva deciso di scavare più a fondo all’interno della zona interessata, rinvenendo prima un nido danneggiato dalle radici per poi far riemergere, ancor più in fondo, l’incredibile ritrovamento. Le uova sembrano doversi datare al Cretaceo superiore, risalendo ad almeno sessantacinque milioni di anni fa. In quel periodo l’attuale Provenza era parte di un’isola formata da Spagna, Portogallo e Francia meridionale, caratterizzata da uno spiccato clima tropicale, con corsi d’acqua e grandi pianure dai terreni morbidi, che rendevano il luogo particolarmente propenso alla nidificazione. Le copiose inondazioni che però avvenivano in quelle zone hanno finito per ricoprire i nidi con strati di fango, mineralizzando gradualmente i sedimenti argillosi e limosi e consentendo che nel corso del tempo le impronte rimanessero impresse nella roccia. La scoperta, insomma, rappresenta un’ulteriore pietra miliare in materia paleontologica, inserendosi con ancora maggiore specificità nello studio dei comportamenti di tali animali, aiutandoci a conoscere le loro concentrazioni geografiche in epoche geologiche molto diverse dalla nostra.

In tal senso, il Musée-Parc des Dinosaures di Mèze è oggi un centro di assoluto interesse anche per chi volesse visitarlo, consentendo non solo di vedere i reperti che sono emersi dagli scavi nel corso degli anni, ma anche le tecniche di studio e di estrazione che ancora oggi vengono predisposte all’interno del sito. Come evidenziato da Cabot, in virtù del comportamento piuttosto abitudinario dei dinosauri, è probabile che all’interno dell’area si trovino ancora moltissimi resti nascosti, rendendola «un deposito straordinario», forse «il più grande giacimento al mondo», per cui «ci vorranno generazioni di paleontologi per analizzarlo nella sua interezza».

L’importanza di tali ricerche si colloca insomma nella necessità di svelare i misteri di animali che hanno sempre riscosso la nostra attenzione, comprendendone gli aspetti che ne caratterizzavano la vita quotidiana. Ancora, attraverso i ritrovamenti si è avuto modo di scoprire come il numero di uova sia gradualmente diminuito ben prima dell’impatto dell’asteroide di sessantasei milioni di anni fa, indicando come la popolazione fosse comunque già in decrescita. Di conseguenza, la scoperta potrà favorire la riemersione di ulteriori informazioni, da cui comprendere un passato ricco di fascino, di cui sappiamo ancora troppo poco.

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