Di Fabio Gaudiosi
È il dialogo la
parola scelta nella IX edizione del Festival Treccani della lingua italiana
2026, in giro per tutta Italia da maggio fino a settembre. Sono state infatti
previste cinque tappe in cui costruire spazi di condivisione e confronto, in
cui parlare insieme alla cittadinanza di cultura, scienza, economia, portando
questi mondi a relazionarsi reciprocamente tra di loro nelle piazze, aprendosi
al pubblico e alle sue domande. Il Festival si propone quindi di istituire
momenti di accoglienza all’altro, richiedendo una contaminazione reciproca di
conoscenze che possano arricchire i propri partecipanti attraverso l’uso della
parola, a cui, in questo modo, si finisce per essere educati. Hanno già avuto
luogo due delle cinque tappe previste – a Lecce (dall’otto al dieci maggio) e a
Roma (dal ventitré al ventiquattro maggio) –, con la partecipazione di moltissimi
ospiti e la programmazione di panel estremamente interessanti, incentrati sul
valore del dialogo. La scelta della parola tende infatti a ribadire
l’importanza di un concetto che oggi sembra essere piuttosto assente tanto nei
grandi contesti geopolitici, quanto nelle più intime dimensioni familiari e
relazionali.
Il termine dialogo deriva
dal greco diá-logos, significando letteralmente “attraverso la parola”
o, in maniera ancora più corretta, “la parola che attraversa”. Esso presuppone
quindi uno scambio con l’altro, che si apre a noi mentre noi accogliamo la sua
prospettiva, confrontandoci e arricchendo la forma del pensiero di entrambi. Il
dialogo implica una metamorfosi, una trasformazione dell’individuo che si
plasma sull’altro senza però perdersi. Le stesse discipline letterarie o
filosofiche nascono dal dialogo; se ci pensiamo, Platone lo preferiva
all’interno delle sue opere per esprimere le proprie idee, creando
conversazioni in cui la verbalizzazione e lo scambio delle opinioni reciproche
approdavano gradualmente alla conclusione finale. Nei dialoghi spesso gli
autori nascondono il senso delle loro intuizioni, ponendosi quasi come delle
chiavi di lettura attraverso le quali leggere i personaggi che parlano.
A tal proposito, appare
opportuno ricordare che il dialogo presuppone la parola, non il parlato, e che
mille significati possono ritrovarsi anche in uno sguardo, nella condivisione
di uno spazio che si abita insieme. Per questo motivo, obiettivo scientifico
del Festival è anche cercare di rispondere a tutte le forme in cui esso può
concretizzarsi, aprendo prospettive di confronto con materie non
necessariamente appartenenti alla linguistica. Ad esempio, trattando del
linguaggio degli animali: possono comunicare tra loro? Possono comunicare con
noi? O, ancora, in un’epoca in cui la televisione e i social sembrano aver sostituito
la dimensione dialogica, è possibile ripensare i luoghi in cui esso possa di
nuovo essere recuperato, consapevoli della sua imprescindibilità?
Si dice che le persone
siano il mistero più arduo da svelare: quanto potrebbe essere diversa questa riflessione
se solo imparassimo ad ascoltare? Se apprendessimo come aprirci all’altro,
entrando davvero in contatto con il suo linguaggio? La IX edizione del Festival
Treccani della lingua italiana prova proprio a lanciare questa sfida, indagando
sui modi in cui il dialogo si svolge, sui tempi e sugli spazi di cui ha bisogno,
intendendolo «come elemento di mediazione politica e sociale indispensabile
alla vita della comunità, dal dialogo fra le discipline ed i saperi, al dialogo
che occorre coltivare quotidianamente». Accorgendosi che il dialogo è l’unico
mezzo per garantirci la condivisione autentica della nostra persona,
valorizzando così l’importanza dell’incontro con l’altro, a volte anche per
ritrovare sé stessi.
® Riproduzione Riservata
Commenti
Posta un commento
Ciao, contattaci scrivendo a redazione@gialli.it