Di Claudia Siano
Ottavio Costa è uno studioso
instancabile, uno scrittore, un attore di teatro e un importante radiofonico, ed
è da sempre legato al panorama della cultura napoletana. Stavolta però abbiamo
voluto chiedere qualcosa in merito al protagonista dei suoi racconti, usciti
per certi aspetti a puntate in raccolte con autori vari. L’ultimo
racconto in cui compare il giudice Nemi si intitola Foglie al vento (I casi
del giudice Nemi) edito da Gialli Crime Publishing e che verrà presentato
per la prima volta il 19 giugno alla libreria Raffaello dalle 18.15 nella
raccolta intitolata Misteri Partenopei che comprende anche racconti di
Irma Abate, Federica Giaccio e Fabrizio Morana.
Ottavio, nessuno è più adatto di te
nel raccontare chi è il giudice Nemi. Puoi dirci brevemente perché hai scelto
questo la voce di questo personaggio per la tua serie di racconti?
È una storia un po’ curiosa. Nemi è
l’alter ego di un magistrato-scrittore attivo nella prima metà del ’900: Giulio
Caggiano, la cui storia personale si intreccia con gli ultimi anni di Salvatore
Di Giacomo. Così ho incontrato Nemi-Caggiano sulla mia strada, studiando Di
Giacomo per i miei primi due libri dedicati al grande poeta, dei quattro
previsti. Mi è piaciuto subito il nome “Nemi” che riecheggia il “Nemo-Nessuno”
di omerica memoria, e mi ha affascinato l’idea di un personaggio deciso, ma non
ingombrante, capace di annullare, quasi, il suo ego per mettere a disposizione
di Verità e Giustizia tutta la sua cultura e il suo acume.
Appena si cita il giudice Nemi si
pensa al libro di Caggiano, cosa ti ha colpito di quel libro e che legame
esiste? A cosa ti sei ispirato nella scrittura delle sue avventure e nella
risoluzione dei suoi casi?
Nemi ricorre in tutti i libri di
Caggiano, da Mala vita napoletana a Mareggiata, a Tra passeri
e merli, a “Romanzo di un magistrato (il giudice Nemi)”. Ne viene fuori il
carattere di un magistrato molto impegnato contro la camorra e la delinquenza organizzata,
integerrimo, molto colto e attentissimo ai particolari che diventano poi
rivelatori, ma con un tratto umano compassionevole che, in rarissime occasioni,
lo porta a gesti inattesi, come rinunciare a perseguire una povera ragazza che
aveva già sofferto troppo nella vita per meritare la galera. Chiaro che nel mio
Nemi si riflette anche un po’ il mio carattere, a volte pignolo fino
all’insopportabile.
Che rapporto ha il tuo giudice Nemi
con i documenti, quanto è imprescindibile nei casi che racconti inserire degli
atti ufficiali, che difficoltà hai incontrato negli anni nell’unire
documentazione ufficiale e racconto narrativo?
La base delle indagini del Nemi è
sempre un fascicolo di documentazione certa: atti, contratti, certificati,
corrispondenza, articoli di quotidiani, lettere, diari. Questo è il riflesso
del mio personalissimo vizietto di documentarmi il più profondamente possibile
su quello che scrivo, per evitare figuracce! Da ragazzo ero un appassionato
frequentatore di archivi e biblioteche, alla ricerca delle fonti sicure di una
determinata notizia, di un qualche fatto, poi, con l’arrivo della possibilità
di cercare documenti originali via web nelle biblioteche e nei musei di tutto
il mondo, tutte le ricerche si sono smaterializzate, e immensamente ampliate,
ma senza perdere nulla in attenzione e profondità. Mi rifiuto, invece, di usare
l’AI per la scrittura, per fare letteratura, detesto le semplici notizie senza
riferimenti precisi e circostanziati a fonti testimoniali certe.
Possiamo immaginare l’uscita di un
volume con tutti i casi del giudice Nemi di cui sei autore finalmente insieme?
Una piccola antologia dei casi del
giudice Nemi è un mio sogno nel cassetto, ma attualmente i racconti sono solo
tre, c’è bisogno di qualche nuova indagine per poter ipotizzare una piccola
raccolta. Diciamo che, senza fare anticipazioni indebite, forse la prossima
indagine si potrebbe svolgere a Parigi, a metà ’800, su un caso rimasto
irrisolto nella storia della grande letteratura.
Qual è il filo che unisce tutti i
tuoi racconti e le sfaccettature differenti che emergono in ciascun caso del
tuo protagonista?
La risposta precedente mi dà lo
spunto per sottolineare una cosa curiosa di cui, credo, nessun lettore di Nemi
si sia mai fin qui accorto. Sotto questo nome agiscono personaggi, e si
svolgono vicende, alquanto lontani nel tempo, diciamo fra inizio ’800 e metà ’900
(per ora). Questo, a mio modesto modo di vedere, ha una sola spiegazione: non
esiste un unico “giudice Nemi”, bensì ci troviamo di fronte ad una famiglia di
magistrati che si tramandano l’amore per la Verità e la Giustizia, e un non
comune acume investigativo, di generazione in generazione! Non a caso, ma
fateci caso, il Nemi non ha nome proprio, il personaggio si chiama sempre
“Giudice Istruttore Nemi” e basta, senza nome proprio! Da uno dei racconti
apprendiamo che il giudice è Marchese di Lapìo (piccolo comune irpino, patria
del Fiano), ma di più sulla famiglia non ci è dato sapere. Un difetto
caratteriale di Nemi mi piace qui ricordarlo: è un personaggio schivo, quasi
modesto, ma nel contempo amante di una certa “teatralità”, quando necessaria
all’azione.
Nel tuo ultimo racconto intitolato Foglie
al vento (I casi del giudice Nemi) torna il tuo personaggio in questo
mistero legato a Napoli e alla piccola Adelaide Shelley, che difficoltà
incontrerà il giudice in questo caso contenuto all’interno del volume Misteri
Partenopei?
Credo che in questo ultimo racconto,
in ordine di tempo, siano riassunte tutte le possibili difficoltà che un
investigatore si possa trovare ad affrontare in un suo caso. Senza rivelare
troppo dirò solo che le circostanze lo costringono a chiudere le indagini,
sempre raggiungendo la verità, nell’arco di una notte! Che il caso è fra i più
intricati ed intriganti che possano capitare: il mistero della nascita e
prematura morte di una bambina di cui andrebbero individuati i genitori naturali
sconosciuti, in luogo di quelli falsamente dichiarati. Ultimo, ma non ultimo
motivo di curiosità ed interesse, l’intreccio della vicenda con la vita e le
opere di Mary Shelley, celebre creatrice del Frankenstein, il quale in
qualche modo ha radici napoletane. Basta. Spero nella curiosità suscitata per
stimolare potenziali lettori.
Faccio soltanto un piccolo spoiler
sul tuo racconto di cui parleremo alla presentazione, la chiave che hai scelto
per parlare dell’amore che lega Mary Wollstonecraft e Percy Shelley è la
leggerezza, in una storia che spesso viene raccontata in maniera diversa, in
modo complesso, non sempre facilmente fruibile per il lettore che non ne sa
nulla, ed è proprio questo titolo che ho trovato maestoso, nel quale racconti
il legame tra i due e lo associ al tuo titolo Foglie al vento, ce lo
spieghi?
Intanto giova ricordare che i due si conoscono quando lei ha sedici anni, e lui ventuno ed è già ammogliato con due figli. A partire da qui si sviluppa una delle storie d’amore più romantiche che si possa immaginare. Tuttavia, a scorrere la cronologia biografica, si scopre che la loro fu una vita piena zeppa di morte, in continua alternanza fra gravità e leggerezza, e quest’ultima era necessaria, evidentemente, per questioni di mera sopravvivenza. Il legame col mio titolo Foglie al vento deriva dalla fascinazione che Mary vive durante il suo soggiorno a Napoli, visitando la Grotta della Sibilla nei Campi Flegrei. La scrittrice resta così colpita dalla possibilità che nella grotta si possano ancora trovare le foglie dei celebri responsi sibillini, che, nella prefazione del suo capolavoro finale: L’ultimo uomo, racconta di averne rubate durante la visita e portate con sé il più possibile, per poi leggervi i destini di una umanità destinata all’estinzione, con la morte, appunto, dell’ultimo uomo sulla terra. Il ritrovamento delle foglie avvenne con certezza, visto che alla morte di Mary, nel 1851, in un cassetto della sua scrivania il figlio Percy Florence trovò il cuore del padre ben avvolto nella pagina di un suo poema, su un accogliente letto di foglie secche. E così quelle vite grandiose ed eroiche, come le nostre più modeste, sono tutte destinate ugualmente a perdersi nel vento come foglie secche, foglie al vento.
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