“L’incantesimo dei gatti”, un viaggio da Napoli alle montagne abruzzesi alla ricerca della libertà, l’imperdibile romanzo di Giuseppe Manzo
Di Claudia Siano
L’incantesimo dei gatti di Giuseppe Manzo, per i tipi di Giannini Editore, è in libreria dal 18
marzo 2026 ed è solo il primo volume di una trilogia. Centoquaranta pagine in
cui il protagonista Ermanno, giornalista affermato, vive un complesso dissidio
interiore quando si accorge che neanche ciò che lo circonda da vicino è
necessariamente un suo alleato. Da Napoli alle montagne dell’Abruzzo, un
romanzo sorprendente che accusa, racconta, diverte e sorprende.
Giuseppe, nel tuo ultimo
romanzo intitolato L’incantesimo dei gatti hai fatto convergere
narrativa e inchiesta, come sei riuscito a far dialogare questi due mondi
rendendoli armonici alla lettura, quanto lavoro c’è dietro questa apparente
semplicità?
Credo ci siano due fasi. La prima riguarda il campo della creatività o forse della creazione. La storia è un flusso che nasce dal di dentro e poi si stende in modo naturale per un autore, almeno quando c’è la storia lì che si vede. Poi c’è la seconda fase dove entra in campo il lavoro: sistemare l’armonia per questo “dialogo” che tiene insieme la scrittura giornalistica e quella narrativa.
Il tema della scelta è uno dei principali filoni del libro, si sceglie sempre, quando si va via dal proprio luogo del cuore, quando si torna o quando si sceglie di non tornare, oppure semplicemente quando il passato bussa alla porta, Ermanno il protagonista del romanzo fugge dalla sua Napoli, cosa lo spinge a scappare e cosa rappresenta questa fuga in Abruzzo?
La fuga rappresenta vari livelli per il punto esistenziale in cui è giunto. Il primo livello è quello di salvarsi fisicamente da chi lo vuole uccidere e salvare le uniche due persone rimaste fedeli che stanno rischiando a loro volta per l’inchiesta che sta per essere pubblicata. Il secondo riguarda la fuga da un mondo di persone che hanno generato una sorta di Truman Show su di lui: presunti amici e colleghi che nonostante debbano a lui un lavoro e l’amicizia sono pronti a tradirlo perché in fondo lo avevano sempre odiato. La fuga è anche una scelta etica: andare via da questa barbarie delle relazioni umane e sociali.
L’amore non manca in questo romanzo anche se non è il tema portante, che ruolo ha questo sentimento nel tuo libro, che forma o che forme d’amore racconti?
C’è l’amore che è una truffa tanto da diventare uno dei fattori di maggiore odio e pericolo per Ermanno. Poi c’è l’amore vero, puro, che nasce quando tutto sembra precipitare e non guarda alle conseguenze: diventa il motore per poter resistere e reagire alla barbarie.
Si tratta di un romanzo breve ma denso, racchiude al suo interno dei forti messaggi sociali e politici. Se dovessi scegliere un solo messaggio da cui nasce l’esigenza di scrivere questo libro, tra i tanti che porti, quale sarebbe?
Che siamo di fronte a un bivio: scegliere tra etica e barbarie. Però non solo quando analizziamo il “potere” ma quando dobbiamo comprendere quanto potere è entrato dentro di noi e ci trasforma in carnefici del prossimo.
Non posso non chiederti di questi due gatti che forniscono il titolo al romanzo e occupano un grande spazio in copertina, cosa simboleggiano e come mai hai scelto dei gatti?
Ho scelto i gatti per una piccola esperienza personale che mi ha fatto comprendere la loro intelligenza sottile e il loro modo di prendersi cura. Nel libro essi sono un simbolo di “umanità” contro il disumano e lo faranno fino in fondo.
Questo romanzo è il primo di una trilogia, non sempre le serialità nascono ben definite, tu hai già in mente le storie che aspetteranno Ermanno o ancora devono svilupparsi nella tua mente?
Sì, le due storie sono
pronte nella loro struttura e vanno solo scritte. Questa è un’unica grande
storia che si divide in tre romanzi dove ogni lettore può prendere quello che
vuole, anche uno solo di questi tre. Ci sarà l’evoluzione di Ermanno e della trama
che sarà ancora più ricca di colpi di scena e di sorprese.
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