Andrea Raguzzino e il mistero delle teste di Modigliani. La beffa del 1984

 

Di Claudia Siano

Domenica mattina, il 14 giugno 2026, presso la Libreria Raffaello di Napoli si è tenuto il primo incontro del Circolo Pickwick, viaggi attorno a leggende, miti e misteri coordinato dalla giornalista Anita Curci nell’ambito delle attività dell’associazione Cantieri Culturali Lab. L’evento, scritto e presentato da Andrea Raguzzino, avvocato e autore napoletano parte da una domanda semplice ma estremamente complessa, “Cos’è l’arte?” domanda alla quale ha poi risposto al termine dell’evento e sarà infatti la prima domanda che gli rivolgerò in questa sede. Raguzzino ha scelto di parlare di un artista controverso, che in vita non ha avuto il successo che invece gli ha riservato la morte, consegnando la sua arte all’eternità, morto giovane, in povertà e colmo di dubbi sulla sua stessa arte. Sto parlando di Amedeo Modigliani, artista eclettico e scultore geniale, attorno alla sua arte si cela un mistero ancora parzialmente aperto, riguarda il rinvenimento di alcune teste di sculture attribuite dubbiamente ed erroneamente a Modigliani.

Andrea, innanzitutto, cos’è l’arte e perché sei partito da questa domanda?

Buongiorno Claudia, e grazie mille per questa intervista. Definire cosa sia l'arte è da sempre molto difficile, perché la definizione di ciò che è artistico è molto soggettiva. Per citare il filosofo greco Protagora, e anche il Professore Bellavista, il filosofo napoletano creato e interpretato al cinema da Luciano De Crescenzo, “l'uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono”. Come ci spiega Bellavista, se un taglio di Fontana non dice niente a Salvatore il vice sostituto portiere, allora Fontana per Salvatore non è arte. Ma se Saverio il netturbino prova un'emozione ogni volta che vede un “taglio”, allora per Saverio Fontana è arte. Quindi, si può dire che Fontana è arte e non è arte, a seconda dell'occhio di chi lo guarda; è proprio questa dicotomia apparentemente insanabile che trovo molto interessante, e che mi ha spinto a partire da quella domanda.

Hai scelto di parlare di Amedeo Modigliani, è un artista al quale sei particolarmente legato? Cosa ha lasciato con la sua originalità senza tempo ai posteri e a coloro che hanno scelto di imitarlo?

Ho scelto di parlare di Modigliani non perché sia particolarmente legato alla sua figura di artista, quanto piuttosto perché mi pare che la sua parabola di vita rappresenti plasticamente quanto detto sopra sulla natura soggettiva dell'arte: finché il maestro è stato in vita, le sue opere sono state considerate sostanzialmente spazzatura. Praticamente, non ha mai venduto un quadro, ed è morto giovante, in povertà, di stenti e quasi pazzo per la frustrazione di non veder riconosciuto il suo genio. Dopo la sua morte, invece, è stato riconosciuto per essere uno dei maggiori pittori del 900, e oggi le sue opere hanno un valore inestimabile.

Modigliani, come Van Gogh e innumerevoli altri, è un “avviso vivente ai naviganti” per tutti gli artisti incompresi: non preoccupatevi se nessuno compra i vostri quadri, apprezza le vostre sculture o legge i vostri libri; dopo morti, i vostri eredi potranno godersi la vostra fama postuma.

Raccontaci un  po’ questa storia delle tre teste di Modigliani, anche alcune canzoni ne parlano. A chi sono state attribuite, sono dei falsi a tutti gli effetti?

La storia delle teste di Modigliani è la storia di una colossale burla perpetrata nel mondo dell'arte. In breve, nel 1984, in occasione del centenario della nascita di Amedeo Modigliani, il Comune di Livorno dispose il dragaggio del Canale dei Fossi, confidando in una leggenda popolare secondo cui l'artista vi avrebbe gettato alcune sculture prima di trasferirsi a Parigi. Loperazione portò al clamoroso rinvenimento di tre teste scolpite, che insigni critici d'arte – tra cui spicca la figura di Giulio Carlo Argan – si affrettarono a dichiarare autentiche con disarmante perentorietà. L’evento assunse i connotati di una solenne verità storica e culturale, finché tre giovani studenti universitari non rivelarono, prove alla mano, di aver scolpito la seconda testa per mero spirito goliardico, utilizzando un trapano elettrico. Poco dopo, uno scultore locale, che per sbarcare il lunario lavorava come portuale, rivendicò la paternità delle restanti due opere. Questo formidabile abbaglio collettivo si tradusse in un vero e proprio processoalla critica d'arte dellepoca, rea di aver anteposto lestasi del miracoloso ritrovamento al rigore dell'esame scientifico e stilistico. Quello che doveva essere il trionfo della memoria patria divenne così una delle beffe più ironiche e memorabili del Novecento, un verdetto inappellabile sulla fallibilità dell'autorità accademica di fronte alla spensierata audacia della gioventù.

 

Questo mistero rientra nella tua rassegna che continuerà a settembre intitolata “I grandi inganni della storia”, cosa possiamo aspettarci dai tuoi prossimi eventi ed eventualmente anche da una raccolta che racchiuda questa tua rassegna?

Prevedo un ciclo di almeno quattro incontri, in cui racconterò alcuni dei più grandi, e tutto sommato divertenti, inganni della storia; oltre al mondo dell'arte, esplorerò quello della finanza e, naturalmente, quello del true crime. Non voglio svelare troppo, ma posso dire che a settembre, nel secondo appuntamento del ciclo, racconterò della più diffusa, imitata ed efficace truffa finanziaria mai inventata, e dell’uomo, un italo americano, che l'ha concepita e messa in pratica per la prima volta alla fine dell’ ’800. E poi forse, un giorno, raccoglierò alcune di queste storie in un libro... ma è ancora presto per parlarne.

Gli inganni, i falsi e le leggende scrivono a tutti gli effetti un’altra storia, perché secondo te merita di essere raccontata?

Beh, noi scrittori di narrativa siamo bugiardi di professione, perché raccontiamo storie non vere sperando di riuscire a far sì che, almeno per il tempo della lettura del libro, i nostri lettori ci credano come se fossero vere. In questo siamo dei truffatori che approfittano del sentimento umano che sta alla base di tutte le truffe: il desiderio del truffato (o del lettore) di credere che ci sia qualcosa che va al di là di ciò che gli capita ogni giorno, e che i desideri, anche i più strambi, possano un giorno realizzarsi. Ad esempio, trovando in un fosso tre opere d'arte leggendarie.

® Riproduzione Riservata


Commenti