La furbizia delle volpi

 

Di Fabio Gaudiosi

Da che mondo è mondo, si sa, i proverbi si fondano sempre su una base di verità. Spesso essi sono conseguenza di eventi passati alla storia e tramandati nella parola, aneddoti che perpetrano un immaginario comune rispetto a qualcosa. Tra questi, fin da bambino me n’è sempre rimasto impresso uno, ascoltato ogniqualvolta una persona si accorgeva della scaltrezza di un’altra, comunicandogli, appunto, di essere furbo come una volpe. Nella mia memoria, questo modo di dire mi ha influenzato a tal punto che persino quando studiai gli animali alle elementari, alla domanda della mia maestra su chi sapesse qualche nozione sulle volpi, subito risposi con convinzione che fossero estremamente intelligenti. Se ciò è vero, presto scoprì che il concetto di furbizia a cui le collegavo, con un’accezione tipicamente antropocentrica, era ben diverso dalla realtà, essendo conseguenza di leggende e miti che avevano accompagnato quest’animale fin dalle antiche civiltà. Infatti, le volpi hanno sempre assunto un particolare fascino, tanto nelle società orientali tanto in quella greca, influenzando ancora in questo modo l’immaginario collettivo nei loro confronti.

Cina, Corea e Giappone condividono ad esempio la stessa leggenda. Secondo la tradizione, infatti, lo spirito della volpe sarebbe caratterizzato per essere particolarmente longevo, potendo vivere per secoli accumulando così moltissima energia. Dopo mille anni di vita, l’animale avrebbe la possibilità di trasformarsi, diventando rispettivamente una huli jing (in Cina), una kumiho (in Corea) o una kitsune (in Giappone). La metamorfosi consentirebbe alle volpi di potersi evolvere, assumendo quindi delle sembianze umane, solitamente nel corpo di una donna, come le nostre fate. Nello specifico, se Cina e Giappone hanno costruito la leggenda rendendole buone o cattive a seconda dei casi, per i coreani la kumiho ha acquisito un’accezione quasi esclusivamente negativa, essendosi tramandato che tali animali, trasformandosi in donne succubi, si cibino dei corpi di giovani ragazzi mangiando il loro cuore e il loro fegato.

In Grecia, invece, il mito della volpe si intreccia con la storia di Tebe. Secondo la leggenda, Dioniso inviò l’animale per punire la città, che si era macchiata di un peccato imperdonabile dopo quanto compiuto da Edipo. L’animale, di dimensioni spaventose, sarebbe stato dotato della capacità di non poter mai essere catturato da nessuno, richiedendo ogni mese il sacrificio di un fanciullo. Creonte, reggente delle città, stabilì così con Anfitrione, vecchio re di Micene ora esiliato, di aiutarlo a riconquistare i suoi territori a patto che uccidesse per sempre la volpe. L’uomo pensò così di approfittare della sua amicizia con Cefalo, il quale possedeva un cane con delle doti straordinarie, per cui nessun animale poteva sfuggirgli. Dinanzi alla disputa, accorgendosi che il potere dell’uno avrebbe annullato quello dell’altra, Zeus decise di risolvere il conflitto, trasformando entrambi gli animali in pietra e facendoli diventare due costellazioni, quella del Canis Major (Lelapo) e quella del Canis Minor (la volpe di Teumesso).

In effetti, ciò che è vero è che la nostra concezione delle volpi come animali estremamente intelligenti deriva dalla loro capacità di sapersi adattare a qualsiasi tipo di ambiente o soluzione. Ne esistono dodici specie nel mondo, ma l’unica presente in Italia è la volpe rossa. È un animale opportunista, che ha acquisito strumenti per sopravvivere in contesti particolarmente complessi. A titolo di esempio, si pensi che le volpi sono solite nascondere il cibo in piccole buche scavate nel terreno, solitamente distribuendole in più luoghi, essendo così sicure di garantirsi diverse fonti di nutrimento. Si tratta di un animale crepuscolare, attivo dalle prime ore della notte fino al sorgere del mattino. A conferma della loro astuzia, le volpi preferiscono modalità di caccia più silenziose, attaccando le proprie prede solo quando convinte che una rapida aggressione possa coglierle di sorpresa, non essendo avvezze a condurre lunghi inseguimenti. Le volpi sono quindi animali estremamente affascinanti, per quanto sia sempre opportuno ricordarsi del pericolo che possono rappresentare per l’uomo. In questi anni, si sono registrati numerosi casi di volpi presenti nelle strade di alcune città dell’Abruzzo, avvicinate da persone che offrivano loro cibo. Ebbene, tali comportamenti risultano essere estremamente azzardati e assolutamente da evitare. Per questi motivi, tra antiche tradizioni e miti, la furbizia della volpe è insomma arrivata fino a noi, dovendo però ancora una volta distinguere tra scienza e leggenda.

 

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